Editoriale Ottobre 2015 | La pianificazione latitante

Il complesso del palazzo della cultura di Latina chiude. Una notizia che ha scosso la città ma purtroppo attessa da tempo. Il Teatro Gabriele D’Annunzio è privo di qualsiasi certificazione delle nuove norme di legge atte a rendere fruibile una struttura con pubblico. Una situazione incredibile se si pensa al valore culturale, economico e sociale svolto dal teatro del capoluogo. I vigili del fuoco e le autorità di controllo che fino a questo momento avevano fatto in modo che la città non perdesse il suo patrimonio culturale e si erano immolate affinchè gli spettatori continuassero a godere del teatro. Ma ora la misura è colma e la pazienza finita. Le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno preso sotto gamba una problematica cresciuta in maniera esponenziale con il trascorrere del tempo mostrando non solo una assoluta mancanza di pianificazione ma anche una incapacità di interventi d’urgenza come mostrano le vicende del teatro e dello stadio. Conosciamo bene le giustificazioni del taglio ai comuni effettuato dal governo centrale e i cambio di priorità sulle scelte politiche, con il sociale in primis. Eppure stavolta c’è stato il più totale disinteresse non solo come stanziamento economico ma come struttura comunale. Il lassismo colpevole delle ultime giunte a Latina ha toccato livelli incredibili tanto che l’ultimo governo Di Giorgi non prevedeva neanche un assessore alla cultura: insomma la scala di priorità era piuttosto ben definita. La vicenda tragicomica, purtroppo, non è sul palco ma nella realtà. Perchè si continuava a pretendere un affitto alto del teatro se la struttura non era a norma? E perchè una parte di quella somma, anche piccola, non è stata destinata ad un fondo per la messa in sicurezza e all’adeguamento del teatro stsesso? Domane che suonano quasi come una beffa per gli addetti ai lavori: compagnie teatrali, scuole di danza e gruppi musicali che non potranno più esibirsi al D’Annunzio. Così se la più grande casa della cultura di Latina chiude a tempo indeterminato visto che per tornare a riaprire il portone al pubblico servirebbero tanti soldini, quasi un milione di euro, si farà di necessità virtù. Chissà se gli altri teatri, come ad esempio il Don Bosco ma non solo, potranno riprendere nuova linfa da questa non inaspettata chiusura del D’Annunzio. Certo è che una tale brutta figura poteva essere evitata perchè appare davvero inusuale per una città capoluogo perdere il proprio teatro per incuria e mancati adeguamenti alle normative di sicurezza. Ma a Latina evidentemente l’ordinario diventa straordinario per chi ha l’ardire di governare una città. Si tratta di un vero colpo al cuore, senza attenuanti per i colpevoli perchè la giustificazione sibilata delle scarse presenze in talune stagioni teatrali davvero non regge. Tra qualche mese arriverà una toppa, forse la prossima amministrazione e Latina riavrà il D’Annunzio ma che sia una lezione perchè altrimenti non sarà il primo e uno caso.

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