Editoriale Ottobre 2016 | Mafia sui muri

Un tempo le scritte sui muri erano prevalentemente legate al tifo calcistico, ad amori da testimoniare o da rimpiangere, talvolta al sostegno della fede politica. Poi sono arrivati i social network, che hanno consentito di evitare persino la spesa per la bomboletta spray e l’attesa delle ore notturne per vergare le proprie esternazioni col favore delle tenebre. I social, però, hanno un inconveniente: per quanto ci si sforzi di restare anonimi, la Rete registra ogni nostro movimento, imponendo a ciascuno di assumersi, prima o dopo, le proprie responsabilità. E così, se comunque è facile individuare i protagonisti di un amore sbocciato o finito, se il sostegno alla propria squadra del cuore non è contraddistinto da riservatezza – anzi, internet permette ai sessanta milioni di allenatori italiani di dettare schemi e fornire consigli anche a chi ha vinto la Coppa Campioni – e se la politica ha ritrovato online la propria dimensione da bar, sdoganando anche i vari estremismi, le scritte sui muri sono state adibite a nuova destinazione. Se una volta gli avvertimenti di stampo mafioso erano affidati a lettere minatorie, oggi bastano una parete e un po’ di vernice. La scuola di via Tasso a Latina, diretta dal consigliere comunale di maggioranza Nino Leotta, vandalizzata alla vigilia dell’inizio delle lezioni, la bomba promessa al sindaco del capoluogo Damiano Coletta e all’altra consigliera Laura Perazzotti, gli insulti ad Eleonora Della Penna, in qualità di primo cittadino di Cisterna ma soprattutto di donna. Tutti episodi che trovano la loro collocazione sui muri, ancora in grado di garantire una maggior forma di anonimato. Proprio per questo, per la necessità di rendere difficile il risalire agli autori – evitando che ne vengano perseguite le azioni – è opportuno parlare di atteggiamento mafioso. Magari i colpevoli saranno soggetti isolati, non legati a cosche o famiglie, ma è la mentalità quella che conta. Mentalità legata all’anonimato, alle minacce, agli insulti sessisti. Mentalità mafiosa, appunto. Che va esecrata, censurata e combattuta con tutte le forze, al fine di evitare che episodi del genere possano essere considerati “normali”. E farci amaramente rimpiangere le scritte dedicate all’Inter, all’anarchia o a una fidanzata che non c’è più.

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