Editoriale Ottobre 2017 | I civici e la Balena Bianca

di Andrea Giansanti

Per tutti gli anni d’oro della cosiddetta Prima repubblica, pareva che nessuno votasse DC – a sentire i discorsi nei bar o le lamentazioni contro il potere – ma poi nelle urne il partito di Andreotti, Fanfani e Rumor era sempre il leader incontrastato. Persino sui “rossi” lepini, dove il Partito Comunista raggiungeva persino la maggioranza assoluta e a guardarsi intorno sembrava che non ci fosse un democristiano a pagarlo oro, la Balena Bianca incassava mediamente un terzo dei consensi.  I tempi e i partiti sono cambiati, ma gli italiani no. Renzi è bersaglio di critiche da (ex) amici ed avversari, nonché il protagonista negativo delle peggiori barzellette? Eppure quasi un milione e mezzo di persone si è messo in fila alle Primarie per votarlo. Berlusconi sembrava ormai destinato alla pensione fra cani e ambientalismo? Però, nonostante sia incandidabile, i sondaggi lo vedono in ascesa. Di Maio, Raggi e compagnia dimostrano quotidianamente la loro ignoranza e incompetenza, che li renderebbero inadeguati non dico al ruolo di statisti, ma anche a quello di amministratori di condominio? Fatto sta che il Movimento 5 stelle risulta regolarmente il primo partito nelle intenzioni di voto. Parafrasando Totò, poi dice che ci si butta sui civici. C’è una sorta di dorsale pontina che vede le liste svincolate dai partiti al governo dei municipi, da Aprilia a Sabaudia passando per Latina. Nel Comune più a nord, Antonio Terra ha avuto i suoi problemi, risultando persino indagato per truffa e falso ideologico nei mesi scorsi: il suo mandato sta giungendo al termine, valuteremo ai seggi il giudizio dei cittadini. In quello più a sud Giada Gervasi ha iniziato da pochi mesi il proprio mandato, ma è stata oggetto di critiche sui social network – il bar 2.0 – sin dalla nomina della giunta, additata come composta da “forestieri”. Il capoluogo è il punto nevralgico: qui Damiano Coletta è in carica da oltre un anno, e in molti iniziano a tracciare un bilancio del primo quarto della sua consiliatura. Bilancio spesso poco lusinghiero: le riprensioni più forti attengono all’immobilismo dell’azione amministrativa, che anche il sindaco ha dovuto ammettere tra le righe, attribuendone la responsabilità agli uffici comunali. Si sono succedute lettere aperte sui media: alle prime, coperte da anonimato, ne sono seguite altre sottoscritte da elettori che dichiaravano di aver riposto la propria fiducia nel primo cittadino, ritenendosi però insoddisfatti. Anche per Coletta, però, vale la regola della vecchia DC: sembra che nessuno, a parte i fedelissimi, lo abbia votato – o quantomeno mostri l’intenzione di confermargli il consenso – eppure si ritrova al tredicesimo posto tra i sindaci più amati d’Italia, con il 59 per cento della fiducia, in crescita di oltre tre punti rispetto allo scorso anno. Certo, si tratta di un’indagine demoscopica, con tutte le cautele del caso, ma sicuramente dà un indirizzo. Probabilmente i cittadini riconoscono che la situazione di partenza, a Latina, non era certo delle migliori, o che – per quanto con una certa lentezza – l’amministrazione civica abbia imboccato la strada giusta. O magari i latinensi, che una volta erano maestri nel votare in massa democristiano senza farlo notare, in fondo non sono cambiati poi tanto.

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