Attualità Bassiano — 09 Ottobre 2020
Il sindaco condannato per una canna fumaria

Una storia lunga 11 anni, una lite come tante tra vicini di casa, una querelle che finisce nelle aule dei tribunali, con ricorsi a pioggia, carte a non finire e la sensazione che forse, con un po’ di buonsenso, il tutto si sarebbe potuto risolvere senza montare un caso. L’epilogo invece lascia di stucco, con le condanne del sindaco Domenico Guidi, che paradossalmente in questa vicenda è entrato a cose già fatte, di due funzionari del Comune di Bassiano e le ammende, pesanti, nei confronti di una coppia interessata dalla vicenda. Come detto, tutto ha inizio nel 2009, quando la canna fumaria di un condominio diventa oggetto di una lite tra vicini di casa. Una serie di atti formali, di lettere firmate da avvocati cui seguono altre lettere che spiegano come la competenza della messa in sicurezza di quel manufatto sia appannaggio di uno piuttosto che dell’altro. Mesi e mesi di strategia che a volte sfiora la minaccia. Finché il tutto non finisce sui tavoli del Comune di Bassiano, come a chiedere ad un’entità superiore, che però poco c’entrava con la questione di merito, di risolvere la querelle. Da qui, e firmata dall’allora sindaco Vincenzo Avvisati, parte un’ordinanza che impone ad una coppia di sistemare il problema. Opportuno emettere quell’ordinanza? In quel momento nessuno ci pensa, ma da lì inizia un iter lunghissimo che vede interessati un altro sindaco, un commissario prefettizio, diversi dirigenti e funzionari dell’ufficio tecnico di Bassiano, sui cui tavoli finisce quell’ordinanza, ma che non sembrano convinti di doverla far rispettare, fino ad arrivare ad un pronunciamento del Tar nel 2016 e al decreto di condanna 255 del 2020, che è stata notificato ai 5 diretti interessati nei giorni scorsi. Condannati per omissione d’atti d’ufficio l’attuale sindaco Domenico Guidi, in carica dal 2013, Roberta D’Annibale, responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Bassiano da giugno 2014 a dicembre 2015 e il suo successore Giuseppe Bondì, che ha ricoperto il medesimo incarico da febbraio 2016 a dicembre 2017. Per sindaco e funzionari comunali che all’epoca si occupavano della gestione dell’ufficio tecnico comunale, il reato contestato, nel dettaglio, è il 328 del Codice Penale, nello specifico il comma 1, che disciplina il reato di rifiuto di atti urgenti, la cui rilevanza è limitata a tassative ragioni d’urgenza di compiere l’atto, tra cui rientrano ad esempio i sequestri obbligatori amministrativi, la confisca amministrativa, gli ordini di distruzione degli immobili abusivi, gli ordini di scioglimento delle manifestazioni vietate, la sospensione e la revoca della patente di guida, gli ordini di non circolare su determinate strade. Proprio l’urgenza con la quale fu firmata l’ordinanza, per motivi di pubblica sanità, ha portato a questa fattispecie di reato, che è stata punita con due mesi di reclusione che in questo caso si sono trasformati in una multa penale di 6.000 euro a testa. Condannati, per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità (articolo 650 del codice penale), invece, due dei protagonisti diretti della vicenda, una coppia di Bassiano ciascuno al pagamento di 3.000 euro di ammenda. Sindaco e probabilmente i funzionari, così come la coppia, ci si aspetta che faranno ricorso contro una condanna che nessuno si sarebbe mai aspettato di subire.

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Simone Di Giulio