Attualità — 05 marzo 2014
Impara l’Arte e mettila da parte…anche a Cori

La conoscenza della storia dell’arte e delle ricchezze locali consente una crescita culturale costante

Se perdiamo il senso della Storia dell’Arte, allora siamo condannati a ripetere gli errori del passato

In un Paese come l’Italia, caratterizzato da un patrimonio culturale ricchissimo, dove ogni Comune ha una storia di tutto rispetto alle proprie spalle, è normale che i cittadini abbiano le qualità per poter parlare di templi, quadri etc. senza che si passi per una laurea specifica. Ad esempio, capita che un turista straniero possa chiedere ad un mio compaesano se, oltre a Roma, sia possibile visitare nelle vicinanze altri paesi con testimonianze importanti. E allora, l’abitante ti risponderà:

«Ne è un esempio Cori, fiore all’occhiello del territorio lepino, città fondata secondo il mito tra il XIII e il XII secolo a.C. Un vanto che precede cronologicamente e logicamente la città allattata dalla Lupa. E ancora oggi resistono, fortunatamente, nella cittadella corese, le tracce dell’antica civiltà romana, sia quelle originarie, come la cinta muraria o il Tempio d’Ercole, sia quelle che hanno visto l’innesto delle prime comunità cristiane, arrivando così a interessanti connubi come la Chiesa di Sant’Oliva o la Chiesa di Santa Maria della Pietà. Altrettanto Giulianello di Cori, sua limitrofa fazione, conta importanti segni del passato, come il Palazzo Salviati del secolo XVI… ». Sembra una cosa normalissima, quasi una dote che ci accompagna dalla nascita, ma non è così. Quello che il cittadino corese fa (cittadino preso come modello – tipo, in quanto una cosa del genere si ripeterà ovviamente in tutta Italia) è dovuto all’apprendimento, nella maggior parte dei casi, dei contenuti esposti da una materia: la storia dell’arte. Apprendere Giotto, Michelangelo, Leonardo etc. permette di sviluppare il proprio aspetto critico, ma soprattutto di farti comprendere l’importanza del nostro tesoro artistico e culturale, che dovrebbe essere la prima fonte di ricchezza per tutti noi. A fine 2012, si è sancita la scomparsa di questa materia, grazie ad una decisione dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini, allo scopo (!) di ridurre gli sprechi ed aumentare l’efficienza. In futuro si rischia di perdere la presenza materiale degli edifici e la memoria storica che trasuda dalle loro pietre, reali fondamenta della civiltà odierna.

Studiare l’Arte non serve per avere qualche nozione in più o per indovinare il secolo d’origine d’un reperto o di un’opera, bensì per salvaguardare la nostra formazione civica, e lo si fa partendo dall’ambito locale. L’Umanità lascia testimonianza di sé tramite ciò che costruisce e ciò che distrugge. Se perdiamo il senso della Storia dell’Arte, allora siamo condannati a ripetere gli errori del passato.

Non da ultimo, come potremmo uccidere quella curiosità, quella voglia di sapere, quella sete di conoscenza, che ci rende vivi ogni giorno, e che ci renderà eterni?

La bellezza salverà il mondo, come ammoniva Dostoevskij; lo studio dell’Arte salverà Cori e non solo.

Mariano Macale e Angelo Cioeta

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