Cultura Sezze — 08 Gennaio 2019
In memoria dei caduti della Grande Guerra

A partire dal 2014 e fino al 2018 sono state promosse in tutta Italia numerose iniziative per ricordare i cento anni dalla prima guerra mondiale.

Lo scorso 17 novembre a Sezze, presso il Centro sociale Calabresi,si è tenuto uninteressante incontro patrocinato dal Comune e promosso dall’Associazione memoria storicadi Sezze. La stessa Associazione, sempre nell’ambito delle celebrazioni per il centenario,il 24 maggio 2015 aveva presentato una targa contenente i nomi dei 264 cittadini di Sezze caduti nella Grande Guerra, frutto di un intenso lavoro di consultazione dell’albo d’oro 1915-18, dei registri di nascita, matrimonio, morte, leve e ruoli.

La prima parte dell’incontro è stata dedicataalla proiezione di un cortometraggio che raccontava i fatti accaduti durante la guerra, con relativa spiegazione delle motivazioni storico-politiche, delle sofferenze degli uomini al fronteedelle condizioni di chi, rimasto a casa, cercava di sopravvivere.

Sono stati raccontati alcuni aneddotisu come, in quei tempi, circolavano le informazioni sulle reali condizioni di vita sia dei soldati in trincea che delle loro famiglie. La verità veniva spesso omessao distorta da chi scriveva o leggeva per conto dell’interessato analfabeta,con lo scopo di motivare i soldati da una parte e rassicurare le famiglie dall’altra.

Un importante argomento trattato nel corso della serata è stato il ricordo dell’influenza spagnola che,tra il 1918e il 1920, uccise decine di milioni di persone nel mondo e che anche a Sezze fece centinaia di vittime soprattutto nei mesi di ottobre e novembre 1918.

Molto toccante è stato il racconto della storia di Cesare Mele, un ragazzo di Susoche, partito per la guerra, era tornato a casa in licenza preoccupato perché non aveva notizie delle condizioni di salute della sua famiglia. Una volta arrivato alla stazione di Velletri e tornato a Sezze a piedi, poté constatare che i genitori e i fratelli, più piccoli di lui, erano tutti ammalati di spagnola. Si fece coraggio, accudì i familiari facendo bere loro il chinino che aveva portato con sé e poi si dedicò alle bestie e ai terreni. Purtroppo, una volta arrivato il momento di ripartire, mentre i suoi cari sembravano riprendersi grazie al suo aiuto, lui stesso non riuscì ad alzarsi dal letto per andare in stazione perché debilitato dalla febbre. Di lì a poco morì così come l’ultimo dei suoi fratelli. La famiglia Mele sopravvisse grazie all’aiuto di quel figlio che un destino beffardo portò via non ancora ventenne.

I racconti legati alla prima guerra mondiale così come la storia di Cesare e dei tanti giovani di Sezze morti a causa della spagnola, fanno emozionare e riflettere sul sacrificio patito dai nostri nonni, molti dei quali morirono in trincea e tanti altri, scampati alla crudeltà della guerra, trovarono la morte per mano di una febbre subdola che, a differenza di altre malattie non colpiva persone debilitate ma giovani adulti sani.

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Daniela De Angelis