Musica — 28 Maggio 2019
In Miserere si avverte l’amaro e lo…Zucchero

Miserere è stato un disco fondamentale per la mia crescita musicale, uno dei primissimi di cui ho memoria (avevo 7 anni). Lo trovai per caso tra i vinili di mio padre e lo consumai letteralmente a furia di sentirlo.

Zucchero ci racconta di periodo di crisi, è infatti un album caratterizzato da una profonda tristezza e un senso di vuoto quasi incolmabile.

Dopo una breve introduzione strumentale si comincia subito con “L’urlo“, uno sfogo contro tutto e tutti. Significativa la frase “Ma cosa c’è di volgare oltre all’essere scemo?“, molto bella e tristemente vera.

Seguono le dolci note di “It’sall right (La Promessa)“, la perla dell’album.

Bellissima e malinconica si distacca dal linguaggio duro e diretto delle altre canzoni e si rivolge alla donna che tanto l’ha fatto soffrire in modo decisamente più gentile. Ma i toni pacati durano ben poco, infatti si passa a “Il pelo nell’uovo“. Qui Zucchero riassume il tutto dicendo semplicemente “Ma l’amore è cieco! E a me mi girano le palle”; come dargli torto?

Le tracce successiva sono “Miss Mary“, cantata in inglese e dotata di una melodia molto gradevole, e “Anna Solatia“, brano strumentale in cui in sottofondo si sentono delle risate (o singhiozzi, difficile distinguerli).

La pausa dura poco, si torna a ritmi incalzanti con “Un’orgia di anime perse“, seguita da “Pene“.

Il titolo fa sorgere qualche dubbio e i sospetti sono subito confermati: “Lecca le mie pene, begli occhioni blu”.

Idem per “Povero Cristo“, pezzo potente e dal testo provocatorio, peccato solo di non riuscire a comprendere bene il parlato, poco udibile rispetto al suonato.

Con “Ridammi il Sole” Zucchero torna a rivolgersi alla sua donna con parole dolci e disperate: “Della solitudine infondo dimmi che ne sai; e di un’anima grande come il mondo dimmi che ne sai“.

Completamente differente è invece “I frati”: testo delirante e musica molto orecchiabile, una delle meglio riuscite. Sembra un’allegra canzone da osteria, ma in realtà tra le pernacchie e le autocitazioni (da “Senza una donna“) si nasconde forse la canzone più disperata di tutto l’album. Tutte le speranze sembrano ormai svanite e ormai tutto quello che resta da dire è: “Non ho più un soldo e non ho neanche lei, ma va bene così anche se va male“.

Si chiude infine con il capolavoro “Miserere” su cui non ci sono da spendere troppe parole. Basti dire che è un duetto con Pavarotti, in cui le due voci si intrecciano alla perfezione.

Un album intimo, spesso sottovalutato ma in grado di suscitare emozioni forti come pochi altri.

Da ascoltare assolutamente.

 

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Autore dell'articolo

Giorgio Agostini
Giorgio Agostini