Alimentazione&Salute — 22 marzo 2018
Intolleranze, ecco che fare

Le fake news sono ormai un problema sempre più preoccupante e il settore della nutrizione è uno di quelli più colpiti. Un esempio fra tanti è rappresentato dalle intolleranze alimentari, chiamate in causa per spiegare ogni tipo di malessere: gonfiore addominale, obesità, difficoltà digestive, cellulite, calvizie…Le false informazioni sulle intolleranze, diffuse spesso sul web da personale non sanitario, fa crescere un mercato parallelo di test non validati. Pensiamo all’analisi del capello, l’iridologia, test elettrodermici…Questi test e le spiegazioni sottostanti sono certamente accattivanti dal punto di vista filosofico. Le persone che li propongono forniscono la soluzione miracolosa che fa presa su chi è più vulnerabile, ma che distoglie l’attenzione dal vero problema: nella maggior parte dei casi la causa di alcune problematiche è lo stile di vita sbagliato che va corretto con impegno e costanza. Eh sì, è molto più facile dare la colpa alle intolleranze! Affidarsi a queste sirene porta non solo a spese inutili e talvolta ingenti, ma soprattutto a rischi seri per la salute. Le diete inappropriate che ne derivano espongono a gravi carenze nutrizionali. In età pediatrica infatti sono stati documentati deficit di crescita nei bambini sottoposti a inutili restrizioni dietetiche.
Per a fare chiarezza, arriva ora un decalogo condiviso dalla Federazione nazionale degli ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri – Fnomceo e dalle principali società scientifiche di settore. L’obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione su questo tema attraverso 10 piccole regole, in modo da evitare di incorrere in false diagnosi, terapie e diete inappropriate.
LE DIECI REGOLE PER GESTIRE LE INTOLLERANZE ALIMENTARI
1) Le intolleranze alimentari non sono responsabili di sovrappeso e obesità, che sono condizioni causate prevalentemente da uno stile di vita inadeguato. Le intolleranze alimentari “vere” sono poche e possono indurre disturbi gastrointestinali o di altro genere.
2) No all’autodiagnosi ed ai test effettuati direttamente presso i centri laboratoristici senza prescrizione medica. Se si sospetta una reazione indesiderata a seguito dell’ingestione di uno o più alimenti è necessario rivolgersi al proprio medico, che valuterà l’invio allo specialista medico competente. Lo specialista è in grado di valutare quali indagini prescrivere per formulare la diagnosi più corretta.
3) Non rivolgersi a personale non sanitario e attenzione a coloro che praticano professioni sanitarie senza averne alcun titolo. Spesso i test non validati per la diagnosi di intolleranza alimentare, vengono proposti da figure professionali eterogenee, non competenti, non abilitate e non autorizzate, anche non sanitarie. Non effettuare test per intolleranze alimentari non validati scientificamente in centri estetici, palestre, farmacie, laboratori o in altre strutture non specificatamente sanitarie. Solo il medico può fare diagnosi.

4) Diffidare da chiunque proponga test di diagnosi di intolleranza alimentare per i quali manca evidenza scientifica di attendibilità. I test non validati sono: dosaggio IGg4, test citotossico, Alcat test, test elettrici (vega-test, elettroagopuntura di Voll, bioscreening, biostrengt test, sarm test, moratest), test kinesiologico, dria test, analisi del capello iridologia, biorisonanza, pulse test, riflesso cardiaco auricolare.

5) Non escludere nessun alimento dalla dieta senza una diagnosi ed una prescrizione medica. Le diete di esclusione autogestite, inappropriate e restrittive possono comportare un rischio nutrizionale non trascurabile e, nei bambini, scarsa crescita e malnutrizione. Possono, inoltre, slatentizzare disturbi alimentari. Quando si intraprende  una  dieta di esclusione,  anche  per  un  solo  alimento  o gruppo alimentare, devono essere fornite specifiche indicazioni nutrizionali, per assicurare un adeguato apporto calorico e, di macro e micronutrienti.
6) La dieta è una terapia e pertanto deve essere prescritta dal medico. La dieta deve essere gestita e monitorata da un professionista competente per individuare precocemente i deficit nutrizionali e, nei bambini, verificare che l’accrescimento sia regolare.
7) Non eliminare il glutine dalla dieta senza una diagnosi certa di patologia glutine correlata. La diagnosi di tali condizioni deve essere effettuata in ambito sanitario specialistico e competente, seguendo le linee guida diagnostiche.
8) Non eliminare latte e derivati dalla dieta senza una diagnosi certa di intolleranza al lattosio o di allergie alle proteine del latte.
9) A chi rivolgersi per una corretta diagnosi? Medico (dietologo, medico di medicina generale, pediatra di libera scelta, allergologo, diabetologo, endocrinologo, gastroenterologo, internista, pediatra).
10) Non utilizzare internet per diagnosi e terapia. Il web, i social network ed i mass media hanno un compito informativo e divulgativo e non possono sostituire la competenza e la responsabilità del medico nella diagnosi e prescrizione medica.

Laura Guarnacci
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Autore dell'articolo

Laura Guarnacci
Laura Guarnacci

Dietista