Verde&Natura — 22 marzo 2018
Kornbocke e Portunes, laboriosi agricoltori fatati

Questo mese viene dedicato al popolo dei Kornbocke e a quello dei Portunes. I Kornbocke costituiscono una casata elfica molto antica, essi discendono dal Popolo delle Capre, lignaggio mitologico presente in Europa da molti secoli. Riguardo il loro aspetto non si conoscono quali siano realmente le loro sembianze, si dice che la loro altezza muti e segua il ritmo di crescita delle spighe di grano e possano trasformarsi in animali quali i gatti, le capre, gli uccelli e persino gli insetti nascondendosi perfettamente tra le loro amate spighe. Questa stirpe elfica vive visceralmente in simbiosi con la nostra amata Madre Terra, in particolare, sono connessi ai campi di grano, segale e frumento. I Kornbocke possiedono la capacità, anche se preferirei affermare, il “dono” di far maturare in anticipo le spighe. Ogni volta si vedano ondeggiare, d’improvviso, le bionde spighe in assenza di vento, certamente c’è un Elfo all’opera nei campi. Questi laboriosi esseri instancabilmente ispezionano e aiutano nel mantenimento delle coltivazioni, sebbene non tutti i contadini ne siano davvero contenti, rincorrendoli e cercando di catturarli invano. In origine, i Kornbocke vivevano all’interno degli alberi, al di sotto delle radici affioranti dal terreno o nei vecchi tronchi delle querce. Un giorno, questi si trasferirono nelle vicinanze delle vecchie fattorie delimitanti foreste o boschi, probabilmente a causa della loro inesauribile curiosità riguardo alla Gente Alta e le loro faccende. I Kornbocke più impavidi osarono nascondersi nelle travi o nelle cantine, soprattutto con il sopraggiungere della stagione fredda. Di notte, essi eseguono dei lavoretti nei campi agricoli e curano gli animali, tutto ciò senza farsi notare da nessun uomo. I Kornbocke sono presenti nella penisola Scandinava e in Germania. Un’altra stirpe di Elfi connessi strettamente ai campi agricoli sono i Portunes, si dice sia una famigliola elfica avviata all’estinzione ineluttabilmente. Gervaso di Tilbury, nella sua opera del XIII secolo denominata Otia Imperialia, descrive questi agricoltori elfici, come esseri fatati instancabili, lavoratori notturni mai visti da nessun occhio umano e giungevano nelle fattorie a decine portando con sé un anno di fortuna a coloro che li ospitava. Nell’Antica Roma, Portunes (o Portumnes o Portunos) era considerato il dio delle chiavi, delle porte, del bestiame e della protezione dei granai. Questa festività veniva celebrata il 17 agosto ed era denominata Portunalia. Gervaso narrava che l’altezza dei Portunes fosse di mezzo pollice, ma qualcun altro ritiene che essi siano alti mezzo piede, di conseguenza si può affermare che siano davvero piccoli. Per quanto riguarda il loro aspetto, i Portunes hanno volti dalla pelle assai rugosa simile a quella degli anziani, sono di indole buona e sono dei grandi lavoratori sebbene un po’ dispettosi. Essi indossano casacchine costituite da pezze di differenti colori e pantaloncini verdi o marroni. Probabilmente, i Portunes ebbero origine nell’Antica Roma e con il trascorrere del tempo si trasferirono in Inghilterra, dove ancor oggi risiedono.

Cristina Villanova
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