Cultura Norma — 18 gennaio 2017
La Chiesa del Carmine apre le braccia ai fedeli

Dopo circa diciassette anni, la comunità di Norma ha finalmente potuto varcare le porte della Chiesa del Carmine. La chiesa, infatti, chiusa per inagibilità per un lungo periodo, è stata riaperta ai fedeli soltanto nelle scorse settimane. L’evento è stato celebrato il giorno di Santo Stefano attraverso una suggestiva processione religiosa, nel corso della quale le statue dei santi ospitate nella Chiesa SS. Annunziata, sono state riportate presso le loro sedi e cappelle originarie nella Chiesa del Carmine. Ad accompagnarle lungo il tragitto attraverso il corso principale del paese, la comunità di Norma, le sue confraternite religiose , la banda Santa Cecilia, le autorità comunali, il parroco don Henryk Laba e il vescovo Mariano Crociata che hanno successivamente officiato la santa messa. Una processione emozionate e unica che probabilmente non avrà repliche in futuro.

Ora le statue dei santi sono tornate nelle rispettive cappelle, immagine ed espressione del culto e della fede della comunità normese. Le luci di questo luogo di culto sono di nuovo accese per accogliere i fedeli in preghiera e anche per tornare a raccontare storie e fatti che sono parte integrante della storia di Norma. Entrando dalla navata centrale si è colpiti dalle pareti in finto marmo e dai colori vivaci del dipinto del coro dietro l’altare, in cui la Vergine accoglie le anime del purgatorio che salgono al cielo, mentre nel piano inferiore quattro anime, immerse nelle fiamme, le rivolgono uno sguardo supplichevole. Sulle pareti, fra i resti della decorazione originaria non del tutto recuperata, testi che indicano le tappe e i nomi che hanno fatto la storia di questa chiesa.

La Chiesa del Carmine, costruita nell’attuale Piazza Roma, sorge nel cuore del paese, dominandone il Corso. Essa rappresenta in qualche modo l’avanzare della modernità e la crescita del paese che, oltrepassando la Porta Maggiore, nell’Ottocento comincia ad estendersi lungo la strada che ancora oggi i normesi chiamano “borgo”, l’attuale via del Corso. La comunità comincia ad uscire dai propri confini, ma rimanendo ben ancorata ai valori e culti religiosi, tanto da adoperarsi per la costruzione di una seconda chiesa, posta al limite di questa estensione. Secondo le notizie riportate dagli storici locali, Padre Saggi e Don Fernando De Mei, la Chiesa ebbe origine da una piccola Cappella dedicata alla Madonna del Carmine, costruita alla fine del Settecento da Arcangelo Cappelletti e successivamente da lui stesso ampliata grazie al consenso, pervenuto nel 1816, dalla Confraternita della buona morte di Roma. Il ruolo di primo piano della Confraternita è tuttora leggibile anche oggi all’interno della chiesa dove, sopra il portale maggiore campeggia ben visibile il suo stemma. Nei decenni successivi la piccola cappella venne ampliata e arricchita grazie soprattutto alle donazioni di personaggi devoti e eminenti, come il cancelliere normese Luigi Tuschi, di cui la chiesa ereditò i beni nel 1863. Nel 1880 la chiesa aveva un’unica navata, con facciata in stile neoclassico, eseguita da Marco Scipione di Velletri. Nel 1926 fu terminata la navata destra che ospita tuttora la cappella dedicata al Sacro Cuore e subito dopo si costruì anche la navata sinistra, nella quale sorgono tuttora le cappelle dedicate a Sant’Antonio, Santa Teresa e alla Madonna Addolorata. Un altro frammento della nostra storia da conoscere e preservare per recuperare la nostra memoria.

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Autore dell'articolo

Beatrice Cappelletti
Beatrice Cappelletti