Fantasia — 22 ottobre 2018
La Faggeta della Semprevisa: un Atto d’Amore

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Questa è la storia dell’antichissima Faggeta del Monte Semprevisa  … Le sue origini risalgono a migliaia di anni fa, solo le pianure, le montagne e i mari esistevano. Tutto ciò era un po’ desolato e triste come se l’assenza di qualcosa fosse assordante e tangibile. Gli esseri umani ancora non esistevano e non solcavano i territori della Fantàsia pontina. Solo  i semi di Berlise, il magico e maestoso fiore blu, si diffondevano senza sosta, grazie all’ausilio del vento, per suddette terre. I semi di Berlise raramente fiorivano poiché erano esseri vegetali di fattura particolare e di natura sconosciuta. Questi erano antichi come il mondo e si narrava che fossero le lacrime dell’universo giunte sulla terra per donare bellezza e magnificenza al Creato. Soltanto con determinate condizioni, risultanti da un perfetto equilibrio naturale originato da vibrazioni cosmiche, solo in questo modo i semi di Berlise riuscivano a germogliare. Il fine ultimo di questi semi era la creazione della vegetazione, della flora e la diffusione della gioia e di un profondo senso di pace nel mondo … solo a volte ciò si realizzava … Era una giornata ventosa e piovosa e uno dei semi di Berlise, giunto chissà da quale luogo, si adagiò tra le rocce forgiate dai Draghi Marmocorazza.  Giorno dopo giorno, esposto alle intemperie, il seme cominciò lentamente a crescere. Il tempo atmosferico non permetteva una trasformazione regolare e rigogliosa, per questo motivo il seme blu si elevava quieto e coraggioso fronteggiando il caldo torrido estivo e il freddo gelido invernale. La sabbia della clessidra del tempo fluiva come l’acqua delle sorgenti, le quali si fanno strada tra la roccia più dura e la terra. Il seme crebbe e si trasformò in una piantina verde e blu e poi la piantina diventò arbusto finché si giunse a intravedere un maestoso e fiero albero. Questo albero possedeva una particolarità che aveva dello straordinario. Era un possente gigante verde molto longevo e a un certo punto della sua vita, cominciò a scindersi. Dalla stessa base lignea possente, si ergeva non un tronco, bensì due tronchi che si sviluppavano alti, ritti e slanciati. Osservarli nella loro divina forza e verdiosità  era unico ed emozionante. Persino i Draghi Marmocorazza spesso giungevano  ad ammirare la rigogliosità di tale meraviglia …  Avvenne a primavera e l’albero scisso ebbe una metamorfosi. La spessa corteccia marrone di un tempo cominciò a pigmentarsi poco a poco, come dalla notte giunge l’alba del mattino … l’azzurro del cielo apparve dal primo tronco e poi lo raggiunse il rosa del tramonto sulla superficie del secondo tronco. I “nuovi” tronchi erano di una magnificenza tale che gli stessi Draghi ne diventarono i custodi indiscussi poiché rapiti dall’aura magica e mistica del “Albero  del Respiro”. Così lo chiamarono i Draghi sputafuoco Costruttori di Montagne. I Draghi dicevano che l’albero li rasserenava e creava un’indescrivibile atmosfera di pace e benignità. Ciò che i Draghi ancora non sapevano e che mai avrebbero osato immaginare era che la metamorfosi dell’albero non era ancora giunta a compimento … Era una tiepida mattina primaverile e la rugiada, adagiata sulle foglie, illuminava l’albero di innumerevoli sfumature di colori alle prime luci dell’alba. In maniera del tutto inaspettata, si udirono dei cupi e sordi rumori, erano scricchiolii che si diffondevano nel terreno circostante nei pressi dell’ “Albero del Respiro” … L’incredibile avvenne … poiché incredibile sembrava, poter osservare una tale meraviglia … l’albero si muoveva … i due tronchi, azzurro del cielo e rosa del tramonto, si muovevano l’uno verso l’altro fino a farsi vicini vicini. Un robusto ramo azzurro  si distese e abbracciò il tronco rosa e allo stesso modo un ramo rosa cinse il tronco azzurro … solo allora si riuscì a scorgere una piccola cavità, era rossa come il sangue … come il cuore … Era l’Anima dell’albero la quale si mostrò, senza artifici e nuda … splendida e vera. Questa metamorfosi era il culmine e il fine di tutto … era un Atto d’Amore … I due tronchi dell’albero altro non erano che due innamorati, i quali si abbracciavano teneramente. Il loro amore era l’incipit di un cambiamento che avrebbe dato origine alla metamorfosi di quel territorio per sempre, sotto gli occhi sgranati e increduli dei Draghi Marmocorazza, tutti stesi intorno all’albero in atteggiamento di venerazione. Questo Atto d’Amore diede la vita, ossia la germinazione di molteplici fiori blu. Innumerevoli Berlise sbocciarono e diffusero una profumata polverina dorata, e ciò aveva del soprannaturale. Una volta adagiata al suolo, tale polverina trasformò la roccia e la terra in erba, fiori dalle più strabilianti forme e tinte, e arbusti, piante e alberelli … Questo Albero dalla duplice natura, maschile e femminile, aveva adempiuto al suo destino … diffondere la vita nel territorio lepino e pontino … Allo stesso modo avvenne ciò in altri luoghi della Terra e qui diede origine all’antica Faggeta del Monte Semprevisa  … Tutto era mutato e Amore si respirava nell’aria … I Draghi Marmocorazza guardavano con rispetto e disarmante devozione ciò che si innalzava dinanzi ai loro occhi … non un Essere dalla sembianze arboree, ma un Dispensatore di Vita visceralmente connesso con la Madre Terra … un Faro di guardia … una Sentinella e un Portale verso innumerevoli luoghi terrestri … e per coloro che ne avessero la buona volontà e il coraggio, un Portale verso noi stessi … riscoprendo e riscoprendoci.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova