slider Speciali — 04 Marzo 2013
La fierezza della Quercia nella tradizione antica

La Quercus robur con i suoi secoli di vita è testimone vivo dell’esperienza umana del passato e del prossimo futuro

Ogni villaggio celtico aveva la sua quercia sacra e se qualcuno partiva, portava con sé un suo ramoscello a protezione dai pericoli

Questo è uno degli alberi più associati alla divinità per la sua maestosità e longevità: la Quercia o “Quercus robur”. Essa fa parte della famiglia delle Cupulifere, possiede un alto fusto con foglie dentellate e i suoi frutti sono le ghiande, oggi utilizzate per alimentare il bestiame. L’habitat ideale della Quercia è il bosco umido che ritroviamo in tutta l’Italia e può sorprendentemente raggiungere i duemila anni di età. Nella mitologia classica è stata il più arcaico oracolo dei Greci, ossia la Quercia sacra di Dodona. Essa era situata nella parte nordorientale della Grecia, nella regione chiamata anticamente Tesprozia. Questa regione era ben conosciuta perché isolata, fredda e per la violenza dei suoi temporali, anche per questo era stata consacrata a Zeus essendo il dio del temporale e del fulmine. Colui che consultava questo oracolo si avvicinava alla quercia e l’albero, in risposta, si agitava un po’, così le profetesse interpretavano i movimenti dell’albero e dichiaravano ciò che era il volere della quercia, ossia di Zeus. Mentre Frazer, autore de “Il ramo d’oro”, aggiunge che ai piedi della grande quercia di Dodona, sgorgasse una sorgente e che dal suo mormorio la sacerdotessa traeva oracoli. Gli antichi Greci intravedevano in questo albero la rappresentazione del microcosmo, anche detto “Axis mundi”, abitato da potenti ninfe e da animali divini. Con le sue ghiande, essiccate, sbucciate e macinate si preparava un tipo di pane, consumato in Europa fino al diciottesimo secolo, soprattutto nei periodi di carestia. Anche la clava del possente Ercole era fatta con legno di quercia e i Celti afermavano che i bambini nati sotto una quercia sarebbero cresciuti forti e robusti come gli alberi. Il popolo celtico amministrava la giustizia nei boschi sacri di querce detti “drynemeton”. Essi consideravano più grave offendere una quercia, non avendo questa modo di difendersi, che un uomo e chi l’abbatteva senza necessità veniva condannato a morte. Ogni villaggio celtico aveva la sua quercia sacra e se qualcuno partiva, portava con sé un suo ramoscello a protezione dai pericoli. Quando moriva la quercia sacra del villaggio, essa veniva tagliata, venivano svolte solenni esequie in suo onore e nel  luogo in cui sorgeva era possibile incontrare gli spiriti degli antenati. Presso i Germani, la quercia era consacrata al dio Donar-Thor, dio del tuono, lampo, vento, bel tempo, della pioggia e dei raccolti come in Lettonia si venerava la “Quercia d’oro” di Perkun, dio della folgore e come tra gli Slavi si celebrava la quercia del dio del tuono Perun. Nomi e luoghi diversi per rappresentare sostanzialmente la stessa divinità, analoga al greco Zeus o romano Giove, e soprattutto la potenza e la magnanimità della Madre Terra. La Quercia fa parte dei Fiori di Bach, detta “Oak”, consigliata alle persone troppo ligie al dovere e al lavoro ed inflessibili con loro stesse, poche gocce sono utili per allentare la tensione ed abbandonarsi al riposo; essa protegge dalle malattie, dalla stanchezza e dai nemici. Nella magia, il suo legno è anche utilizzato nella fabbricazione delle bacchette magiche, simbolo di forza e potenza. Quando ci si trova di fronte ad una quercia è impossibile non esserne affascinati e non giungere ai suoi piedi per abbracciarla, sentendo un vorticoso insieme di splendide sensazioni ed emozionarsi. Consiglio vivamente di farlo almeno una volta nella vita perché si riscoprirà una realtà che fa parte del nostro essere più profondo e alla quale non bisognerebbe mai rinunciare.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova