Racconti — 16 maggio 2017
La Fratuccia

Suso, I Colli, primavera 1921 – Buio pesto. Santa faticò ad alzarsi. La creatura nel ventre le disturbava il riposo da giorni, calciando e smaniando. Svegliò Angelo e Mariuccia che dormivano in un lettuccio nella grande stanza da letto dei genitori. Nell’angolo più lontano la vecchia suocera pregava da ore voltando tra le mani artritiche i grani del rosario, un pater dopo l’altro: <<Mamma, perchè dite un solo rosario per il vostro figliolo morto a vent’anni e dite due rosari per il vostro sposo?>> <<Figlia, perchè i casi miei li so io>>.

Angelo, cinque anni, e Mariuccia, quattro, si alzarono subito alla carezza fresca della madre, obbedienti infilarono vestiti, calzette e scarpe. La donna preparò un manicuto con pane, lardo, olive e fiaschi d’acqua e di vino, il marito Lidano dette da mangiare alle bestie nella stalla e attaccò il mulo al carretto. La famigliola si mise in cammino che albeggiava e i galli cantavano la loro canzone al giorno. L’aria era fresca, il giorno precedente aveva piovuto, la terra odorava d’erba e la primavera rendeva ebbri gli uccelletti cinguettanti.

Lidano s’era portato come aiuto Santa per staccare i “succhioni” dagli alberi di olivo che aveva a Portatura perchè non avevano soldi ne’ provviste per pagare un bracciante. Era un bravo marito, buono e gentile, che a differenza di altri non amava ubriacarsi e alle serate all’osteria preferiva giocare coi bambini davanti al focolare scherzando con Santa e la vecchia mamma finchè il ciocco, ormai “strutto”, li costringeva all’oscurità e al sonno. La povertà li obbligava a rinunce e sacrifici. A giugno sarebbe nato il nuovo bambino e questo li consolava di tante preoccupazioni, Santa era sempre allegra anche vestita poveramente, sorrideva e cantava pure quando faceva il pane. Volentieri avrebbe aiutato Lidano col poco che le sarebbe stato possibile fare, nonostante la pancia grossa.

Mentre lei avrebbe staccato i ramoscelli rendendo più vigorosa la pianta e ricco il raccolto delle olive, lui avrebbe zappato le carcioffole, ch’erano ormai in fiore, un amore guardarle. I bambini avrebbero raccolto i ramoscelli facendone delle fascine che una volta secche, erano preziose per accendere il fuoco.

Tra poco i carciofi sarebbero stati pronti per essere venduti e la famiglia avrebbe avuto un po’ di respiro; l’inverno era stato freddo e lungo e avevano consumato tutte le provviste di frutta secca, fagioli e ceci, l’olio era stato merce di scambio con i vicini, c’era qualche uovo per fortuna, la polenta non mancava e i bambini erano sempre sazi, grazie a Dio!.

Santa cominciò a staccare i ramoscelli, aiutandosi con un serecchio, Angelo e Mariuccia intorno a lei li raccoglievano e li portavano festanti sul carretto, il vecchio mulo brucava soddisfatto l’erba. A mezzogiorno si fermarono tutti e quattro per un pasto povero ma gustoso, all’ombra del carretto. I bambini giocavano e Mariuccia contendeva le margherite al mulo. I due sposi si sorrisero, silenziosi, entrambi contenti e orgogliosi di quei figli ancora inconsapevoli della vita.

Risollevandosi Santa mise le mani al ventre, curva fece pochi passi e un fiume caldo le bagnò le vesti, le mutandine, i calzini, le scarpe. Un dolore fortissimo simile a una pugnalata nelle parti intime la fece piegare su se’ stessa, lasciandola muta. I bambini non s’erano accorti di niente: <<Mariuccia, corri da papà, digli di venire subito da me…>> Lidano accorse in un attimo e si rese subito conto di quanto stava accadendo. Intanto Santa s’era accovacciata, come per un bisogno piccolo e spingeva fuori la creaturina. Lidano si raccomandò ai bambini di raccogliere tanti legnetti ma di non allontanarsi troppo e non mettersi in pericolo. Santa nel tempo di un’Ave Maria mise alla luce una femminuccia bionda, delicata, piccola ma vivace e vitale. Lidano stupito e commosso recise il cordone ombelicale, pulì la creatura con la tovaglia del pranzo e la dette a Santa perchè l’attaccasse al seno. Poi chiamò i figli: <<Accendiamo un focherello, scaldiamo l’acqua chè laviamo la fratuccia che vi è nata!>> L’acqua del fiasco era finita, così coi due bambini raccolse l’acqua del canale che passava vicino alla cesa. Lavarono la piccola con un po’ d’acqua tiepida. Lidano si tolse la giacca, l’avvolse intorno alla neonata e la restituì alla mamma, sfinita e felice come la Madonna. I due bambini erano in adorazione di quell’esserino che in pochi minuti era uscito dal ventre della loro mamma e ora, così piccola, le stava attaccata al seno con gli occhi e i pugnetti chiusi.

Tornarono a casa piano piano per Stoccacoglio, accompagnati dalla dolcezza come in un sogno, Lidano e Angelo a piedi accanto al mulo, Santa, con la neonata e Mariuccia sul carretto. La vecchierella li aspettava, aveva acceso il fuoco, preparata una minestra di fave ed erbe pazze e una frittata con la mentuccia che profumava la casa. Si dispiacque per quella nascita improvvisa, lontana dalle lenzuola e dal calore del letto, ma Santa la consolò subito mettendole in braccio la piccina. Si sarebbe chiamata come lei, Cintrutella, Gertrude. S’abbracciarono stretti stretti tutti quanti, generazione con generazione, amore con amore, paura e speranza, benedizioni e sorrisi. Lidano curò il mulo, il carretto, il cane e le altre bestie, poi mise il paletto alla porta e mangiarono alla luce del focolare.

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Autore dell'articolo

Lucia Fusco