Verde&Natura — 26 agosto 2018
La genesi del Dio Odino

Odino è il più importante degli dèi  della mitologia norrena, esso era chiamato “padre degli dèi” poiché si diceva che avesse generato moltissime altre divinità del Nord Europa (Thor, Baldr, Hodur, Tyr, Bragi, Heimdallr), anche se era conosciuto soprattutto come il creatore dell’universo. Secondo l’etimologia, il suo nome deriva dal norreno Óðinn, ma veniva chiamato con diverse denominazioni a seconda dei vari paesi e delle varie lingue (Odin in danese, Woden in anglo-sassone, Wotan in tedesco). Si pensa che il suo primissimo nome sia stato Wodanaz, che nella lingua proto-germanica deriva dall’unione dei vocaboli “poesia” e “guerra“. Odino era infatti sia il dio della guerra che della conoscenza, dell’arte e della poesia. Di lui si diceva che parlasse sempre in rima e che avesse un intelletto e una sapienza superiori a quelli di tutti gli dèi; sapienza che aveva il dono di tramandare anche agli esseri umani e a tutte le creature del mondo. Ma un’altra ipotesi potrebbe essere che il suo nome derivi dal tedesco “Wut ” cioè “rabbia, furore” o dall’anglo-sassone “Woden” che significa “furioso“, atteggiamento tipico del dio della guerra; o ancora potrebbe derivare anche dal celtico “watus“, che significa “poeta“, e dall’indoeuropeo “wat “, che significa “ispirare“. Oltre a ciò, Odino poteva anche vantare un cospicuo numero di soprannomi, come nessun’altra divinità al mondo. Tra questi vi erano “signore della battaglia “, “colui che avanza cavalcando” e “padre della vittoria” (in norreno Sigrföðr, da cui è derivato il nome Sigfridopoiché si credeva che invocare il suo nome prima di una battaglia desse la certezza di vittoria sul nemico, dal momento che, in quanto dio della guerra ma anche della conoscenza e dell’intelletto, Odino sapeva ricorrere a numerosi stratagemmi e incantesimi per sconfiggere gli avversari. Ma Odino era soprattutto colui che in battaglia aveva il potere di scegliere chi sarebbe sopravvissuto allo scontro imponendo le mani sopra di lui in segno di benedizione. Secondo il mito, per diventare il più sapiente degli dèi aveva dovuto dare un occhio al dio Mimir per avere il permesso di bere alla sua fonte della conoscenza (Udr); per questo, Odino veniva rappresentato sempre con un occhio bendato o con un occhio solo ed era chiamato “il dio guercio“. Una volta divenuto conoscitore del destino dell’universo, si dice che avesse poi tagliato la testa a Mimir e l’avesse conservata per scorgervi dentro il futuro. Da quel giorno in poi, consapevole di essere il più sapiente delle divinità, si divertiva a sfidare dèi, giganti e mortali a gare di intelligenza e conoscenza dalle quali risultava sempre vincitore. Un altro mito vuole che Odino fosse stato appiccato al frassino che sorregge i nove mondi da cui è formato l’universo (il mitico albero “Yggdrasil”) per nove giorni e nove notti consecutivi, al fine di apprendere la conoscenza delle antiche rune, gesto che gli fece guadagnare il soprannome di “dio degli impiccati“. E’ probabile che dal nome di Odino – e soprattutto dalla forma “Woden” – sia derivato il vocabolo inglese “wednesday“, che in italiano si traduce con “mercoledì“, cioè giorno di Mercurio. La moglie di Odino era la dea Frigg, con cui condivideva Hlindskialf – il trono da cui si poteva vedere tutto il regno degli dèi (Asgard) – ed il ruolo di protettore di tutte le arti manuali e dell’artigianato, proprio come il dio Mercurio. Da Frigg aveva avuto Hodur (dio della guerra e della discordia) e Baldr (dio della luce e del sole). Essendo Hodur cieco dalla nascita e Baldr splendente di luce, è possibile che i due figli rappresentassero la tenebra e la luce che avvolgono il guercio Odino, ma anche i suoi due ruoli principali: signore della guerra e signore della luce della conoscenza. Altri figli di Odino, avuti con altre dee e gigantesse, erano: Thor (il dio del fulmine e della tempesta), Bragi (il dio della poesia), Heimdallr (il dio guerriero, custode degli dèi), Tyr (il dio della guerra giusta), Vidar, Vàli e Hermod. Cinque sono gli animali a cui il padre degli dèi si accompagnava sempre: il destriero Sleipnir –  dotato di otto zampe e con le antiche rune conosciute da Odino incise sui denti – i due cani Geri e Fleki – cioè “avaro” e “ingordo” nella lingua norrena – e i due corvi Hugin (in norreno “pensiero“) e Munin (in norreno “memoria“), avuti dalla dea Hel e il cui compito era riferirgli tutto ciò che apprendevano volando per il mondo.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
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