Speciali — 05 Marzo 2014
La purezza e l’onore del Ciliegio Sakura

Lo scenografico e profumatissimo albero diffuso in estremo oriente come portatore di valori unici

Dal periodo Heian (794-1185), ogni anno in primavera, è tradizione festeggiare la ricorrenza chiamata “Hanami”, ossia “guardare i fiori”

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Questo mese è dedicato al romantico albero di Ciliegio conosciuto come “Prunus cerasus”. Esso fa parte delle Rosacee ed è una pianta da frutto assai coltivata e può raggiungere i venti metri di altezza. Il Ciliegio è originario della zona compresa tra il Mar Caspio e il Mar Nero come albero selvatico diffuso sia in collina che in montagna. Sempre della stessa famiglia vi sono anche l’amarena (Prunus caproniana), l’amarasca (Prunus marasca) e il durone (Prunus dunracina). Essi sono tutti utilizzati come alimento e per la preparazione di confetture. La prima coltivazione ufficiale di Ciliegio si ebbe nel IV secolo a. C. in Grecia, mentre in Italia si diffuse il secolo successivo. Il primo scrittore che citò questo albero parlando della sua presenza in Italia fu Varrone, il quale ne descrisse le tecniche di coltivazione. Ma l’autore che gli dedicò più spazio fu Plinio il Vecchio narrando della sua diffusione in Europa, le modalità di coltivazione, cura e conservazione oltre a delineare le tipologie e le differenti varietà. I fiori di Ciliegio sono universalmente riconosciuti come emblema di amore puro e di affetto incondizionato. In Giappone, il Ciliegio è il fiore nazionale non ufficiale e simboleggia la missione del samurai, colui che accetta di sacrificare se stesso versando il proprio sangue per giungere alla verità e all’onore. Il fiore del Ciliegio, ossia “Sakura”, non è importante per il frutto che produrrà, molti alberi di ciliegio giapponesi non fruttificano, ma solamente perché rappresenta la purezza e riflette il pensiero cavalleresco del samurai, ovvero il “Bushi”. Questo fiore incarna gli ideali nobili del samurai, il valore, il coraggio, l’onestà e la lealtà. Era usanza per i samurai ornare le proprie spade, denominate “katana”, con rametti di ciliegio fiorito. Una leggenda giapponese narra che in principio la pianta del Ciliegio Sakura avesse i fiori bianchi. Un giorno, un imperatore decise di dare sepoltura a dei samurai caduti in battaglia sotto ad alberi di Ciliegio e il sangue di questi valorosi guerrieri tinse i delicati petali rendendoli rosa. Questo fiore raggiunge il suo massimo splendore per poi cadere al leggero alito di vento, esso rappresenta la caducità della vita. Il Ciliegio riflette la filosofia dei samurai ovvero la pazienza e la sopportazione fino a giungere al sacrificio più estremo, la morte. In Giappone, è tradizione preparare un tè con fiori di ciliegio per gli sposi come augurio di felicità duratura. Dal periodo Heian (794-1185), ogni anno in primavera, è tradizione festeggiare la ricorrenza chiamata “Hanami”, ossia “guardare i fiori”, simbolo della bellezza effimera della vita e del Sakura che ne è sua rappresentazione. Il senso più profondo della tradizione Hanami è osservare cadere lentamente i petali dei fiori di Ciliegio a terra travolti dalla brezza primaverile comprendendo e paragonandoli con la fragilità della vita. Questa festività non è malinconica bensì è gioiosa e viene condivisa riunendosi insieme sotto gli alberi di Ciliegio facendo pic-nic e bevendo del buon sakè. Esprimere con parole la magnificenza del Ciliegio e dei suoi fiori è un compito arduo tuttavia il poeta e pittore giapponese Yosa Buson (1715-1783)ne fece omaggio con parole di ineguagliata bellezza: “Cadono i fiori di ciliegio, sugli specchi d’acqua della risaia: stelle, al chiarore di una notte senza luna”.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova