Fantasia — 09 Ottobre 2020
La Stirpe del Tiglio – III Parte

L’anonimo stregone aveva gettato uno spregevole maleficio sulle Serpi … il manufatto donato in custodia era stato corrotto dalla stregoneria più malevola, la quale aveva sparso e diffuso nella genuina dimora serpentesca  il seme dell’invidia, della brama di possesso e con il passare lento e inesorabile del tempo si era annidata giù in profondità volgendo ogni cosa da serena e limpida in agitata e oscura. Le Serpi da gentili, sagge e responsabili divennero sgarbate, avare ed egoiste. Lo stretto legame che le avvicinava  ai tigli di molto si era affievolito perché erano sempre intente a controllare ed ammirare i tesori in loro custodia. Sembravano essere ipnotizzate a tal punto da tutti quegli oggetti da non allontanarsene quasi mai ed instancabilmente li osservavano giorno e notte come se fossero stati colpiti da una malattia. Una malattia assai radicata che portò ad eventi davvero inaspettati per i legittimi possessori dei tesori. Così un giorno i Lindwurm decisero di non ricevere più nessun ospite e si rinchiusero all’interno della loro dimora rinforzandola da eventuali attacchi esterni. Le Serpi benevole, ospitali e custodi di ogni sorta di manufatti, si erano barricate poiché avevano deciso di appropriarsi di ogni manufatto e presto la notizia si diffuse per tutti i regni della Fantàsia pontina. Ciò scatenò malcontento e i legittimi proprietari volevano ritornare in possesso dei loro tesori e alcuni di essi marciarono verso le alte mura della dimora situata nella catena dell’Artemisia. Una grande guerra ebbe inizio tra Lindwurm e nani, elfi, fate e ogni altra sorta di esseri. Le Serpi sembravano avere la meglio nella maggior parte dei conflitti perché molto potenti e in possesso di artefatti magici di cui conoscevano bene i diversi utilizzi. La verdeggiante Artemisia era divenuta un luogo arso perché messo a ferro e fuoco a più riprese; sembrava al punto di soccombere, solo la dimora Lindwurm resisteva tenace. Un giorno, dinanzi alle porte della residenza, si presentò una Fata, era assai celebre e temuta  per il suo coraggio, il suo nome era Rosblanca. La Fata era in possesso dei “Cristalli del Tempo”, un infinito potere rappresentavano, in grado di cambiare le sorti del conflitto in favore del Bene oppure del Male. Erano costituiti dai granelli primordiali dell’universo, erano la matrice della creazione e la fluidità del tempo li rendeva vivi, capaci di ogni prodigio. Fata Rosblanca li aveva strappati non con poca difficoltà a esseri maligni i quali volevano servirsene per scopi di inaudita crudeltà. A rischio della propria vita, ne entrò in possesso e se ne servì solo per il Bene assoluto. Ora Rosblanca, Fata bianca, voleva tentare di far ragionare le Serpi e cercare di capire il motivo per un tale comportamento così lontano dalla loro millenaria natura bonaria. La Fata presagiva, dall’alto della sua esperienza, che ci fosse qualcosa di incomprensibile all’opera, ma la soluzione le sembrava lontana. Come se nell’oscurità, non si riuscisse a scorgere solo che una fievole fiammella, impalpabile, rarefatta.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova