Cultura Norma — 10 dicembre 2015
La storia del culto del Beato Antonio Baldinucci

Antonio Baldinucci

Le tradizioni e le memorie che caratterizzano e impreziosiscono la storia dei nostri paesi sono spesso legate al vissuto e all’operato di importanti personaggi.

Uno di questi è certamente Padre Antonio Baldinucci, gesuita fiorentino proclamato beato da papa Leone XIII nel 1863 e considerato protettore contro le epidemie. Egli dedicò buona parte della propria vita alle missioni di evangelizzazione, peregrinando per vent’anni tra i paesi laziali. Partito da Frascati nel 1697, il Beato Antonio raggiunse anche i paesi lepini, come Giulianello, Cori, Bassiano e Norma.

In particolare Norma è il paese in cui ancora oggi egli è ricordato e venerato per aver portato in paese la Sacra immagine della Madonna del Rifugio dei Peccatori, il cui culto è ancora molto sentito. “E tu beato Antonio/la Vergine che n’hai data/ in quest’immagine supplice/ottienci ilSuo favor” recita infatti parte del ritornello del canto popolare normese dedicato alla Madonna.

Nelle immagini che lo ritraggono, Padre Antonio Baldinucci compare con un teschio che, secondo scritti e documenti, egli aveva sempre con sè nelle sue peregrinazioni per riportare alla mente di ognuno quale fosse il destino dell’uomo, spronando a percorrere sempre la via per il paradiso, da lui definito “bella patria”. L’altro elemento che caratterizza la figura minuta ed esile del beato è la presenza del quadro che ritraeva la Vergine col bambino Gesù, un’immagine ritenuta miracolosa, come attestato dalle testimonianze raccolte nei documenti per la beatificazione del gesuita. A partire dal 1709 Padre Antonio Baldinucci soleva portare con sé, chiuso in una cassa, questo quadro, attraverso il quale sarebbe stato in grado di comunicare con la Madonna. Stando agli scritti, la Sacra immagine, portata processionalmente in tutti i paesi in cui il beato si recava, destava particolare devozione tra gli abitanti, tanto da essere definita “calamita degli occhi e dei cuori”.

Nel 1717, mentre il beato Antonio si trovava a Bassiano, il popolo di Norma chiese di poter vedere e adorare la Madonna attraverso l’immagine sacra, ma il percorso per raggiungere “l’aspra montagna” era molto arduo e difficoltoso, fatto di “sentieri tutti di sasso, stretti, ineguali e precipitosi”. Fu così che i normesi, per agevolare il passaggio del predicatore, “spianarono una nuova strada larga e lunga più miglia…facendo muraglie alte di gran pietre con serpeggiamenti continui” in soli due giorni, dando prova di grande volontà e devozione. Dopo tre secoli quel culto è ancora vivo e celebrato in una cappella all’interno della Parrocchia SS. Annunziata di Norma, nel quale è conservato il quadro con la copia dell’immagine sacra fortemente voluta dai normesi.

Sono trascorsi quasi trecento anni da quel 1717, lo stesso anno della morte del beato che era nato nel 1665, esattamente trecentocinquata anni fa e, proprio in virtù di questa occasione, Norma intende celebrarne la memoria e ricordarne la figura con eventi e manifestazioni previsti nel corso dei prossimi mesi.

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Autore dell'articolo

Beatrice Cappelletti
Beatrice Cappelletti