Fantasia — 22 ottobre 2018
L’altra dimensione di Circeo – I parte

C’era una volta in un luogo dove il tempo non ha dimensione né memoria, un meraviglioso promontorio baciato sempre da un sole caldo e splendente. Esso era abitato da maestosi alberi di ogni forma e da fiori che sembravano aver colto la propria tinta dall’arcobaleno. Per non parlare degli animali: cicogne dorate, pappagalli cantanti, colibrì danzerini, cerbiatti marini, unicorni madreperla, draghi terrestri, api ridenti, farfalle piumate, scoiattoli volanti e chi più ne ha più ne metta. Il mondo vitale del promontorio era fantastico e tutti vivevano insieme in armonia. In realtà, qualcuno era molto scontento ed insoddisfatto della vita che conduceva. Lo scontento in questione era il promontorio che aveva in sé così tanti esseri viventi amici, ma lui si sentiva solo e a volte annoiato. Stare immobile ad osservare tutti gli animali intenti a realizzare i propri desideri lo rattristava molto. Lui avrebbe voluto partecipare a quei bei momenti irripetibili, ma non gli era permesso a causa della sua natura. Era un promontorio e come tale era costituito di terra e roccia e si ergeva massiccio e fiero nella sua statica posizione verso un mare che lo abbracciava teneramente. Il promontorio aveva un nome, si faceva chiamare Circeo, perché Circe era la potente maga millenaria che dimorava in quel luogo. Ormai era trascorso molto tempo da quando se n’era andata per scrutare i misteri della vita e della morte. Il desiderio più profondo, custodito nel cuore di Circeo, era quello di potersi tuffare, un giorno, in quel mare cristallino ed affascinante sperando di incontrare le sirene. Quando giungeva la notte e nell’alto del cielo compariva candida la bella Luna, Circeo la chiamava a sé confidandosi e sfogandosi con lei. Ormai i due erano divenuti molto amici e lei gli stava vicino incoraggiandolo e dicendogli che era di bellezza senza uguali e doveva imparare ad accettare a poco a poco la sua reale natura. Circeo non ne voleva sapere. Lui, in cuor suo, aveva sempre desiderato essere un delfino e nuotare nel profondo delle acque per poter scoprire luoghi sconosciuti. Sognava sempre ad occhi aperti pensando a quando sarebbe diventato un bel delfino per poter trascorrere del tempo con le sirene, poiché è ben risaputo che queste creature adorano la compagnia dei delfini. Difatti, il suo desiderio più grande era proprio quello di conoscere le leggendarie sirene, ma era difficile incontrarle perché erano esseri molto sfuggenti. Queste, raramente, si avvicinavano alla riva per via degli esseri umani e della loro malvagità. Li temevano molto perché sapevano che a causa della loro curiosità, erano capaci di qualsiasi cosa. Così, i giorni si susseguivano inesorabili con l’alternanza delle stagioni. Nelle belle giornate di sole, Circeo fingeva di vivere in maniera felice e soddisfatta. Mentre, nelle brutte giornate di pioggia, ne approfittava per piangere e sfogarsi, a suo dire, della sua triste condizione. Una notte estiva, nelle sue consuete chiacchierate con la Luna, Circeo e quest’ultima ebbero un brutto litigio per la solita motivazione. Ormai, la Luna non sopportava più le sue frequenti lamentele. Lei non accettava che uno dei promontori più belli che avesse mai visto sul pianeta Terra affermasse di essere orrendo per la sua staticità. Lui era una splendida lingua di terra, unica per le sue forme, per la vegetazione e per la fauna che ospitava. La Luna lo aveva soprannominato il “Faro del Tirreno”; a suo dire la sua presenza impreziosiva ed illuminava tutto il territorio che lo circondava. Da parte sua Circeo, non era assolutamente concorde con la Luna, anzi era molto arrabbiato con lei perché non lo capiva. I due, quella sera, si lasciarono molto freddamente. La Luna gli disse che non sarebbe tornata a trovarlo finché non avrebbe riflettuto sulla sua condizione e non avrebbe compreso che ogni essere deve accettarsi per ciò che è e apprezzare la propria natura. Da quella brutta serata, in cui c’era stato quel tremendo litigio con la Luna, trascorsero dei mesi ed intanto Circeo si era via via incupito fino a chiudersi in se stesso. In primavera, una notte come tante altre, mentre era dedito nello scrutare l’orizzonte come di consueto, Circeo scorse qualcosa di strano nell’acqua del mare sottostante. Non riusciva a capire cosa fosse quell’essere, il quale nuotava liberamente, ma Circeo notò che si avvicinava alla riva timidamente come se fosse timoroso a causa di qualche motivo. Era un comportamento strano e per Circeo era la prima volta che scorgeva qualcosa del genere. Infine, la vide … perché di un essere femminile si trattava … possedeva un corpo sinuoso simile a quello degli umani, ma aveva la pelle bianco-grigiastra, come i delfini, una cresta sulla testa e, infine, una grossa pinna al posto dei piedi … tutto ciò era incredibile, ma si trattava proprio di una sirena! Circeo, se non fosse stato già di roccia e pietra, lo sarebbe divenuto in quello stesso istante! Era del tutto meravigliato da quell’incontro inaspettato e tanto agognato. Circeo era così inebetito da aver perso le parole. Il suo sogno si stava avverando … e poi, pensò che non era tanto sfortunato, dopo tutto erano solo milioni di anni che aspettava quel momento!!!

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova