Fantasia — 30 ottobre 2018
Le Pianure della Giovinezza

C’era una volta una vecchissima tartaruga stanca e arrancante. Viveva tutta sola in un luogo dove la luce non l’accarezzava mai e il cielo era sempre grigio e nuvoloso. Morla, si chiamava questa millenaria tartaruga, era gigantesca e il suo guscio era più grande di una casa a due piani e tutto coperto di erba ingrigita e di alberelli spogli. Da sempre viveva nelle Paludi della Tristezza. Questo era un luogo inospitale, isolato e quasi disabitato. Queste Paludi erano sterminate, c’erano acquitrini ovunque color marrone circondati da erba grigia e da alberi così spogli ed esili che sembrava volessero esprimere la loro tristezza poiché quello era un posto di desolazione e silenzio. Tutto, nelle Paludi della Tristezza, era stagnante ed immobile, solo la gigantesca Morla si muoveva lentamente come al suo solito. L’atmosfera di quel luogo era pesante e nessun viaggiatore tentava di avventurarsi in quelle terre dimenticate dal tempo. L’unico essere vivente, felice e soddisfatto di vivere nelle Paludi, sembrava essere la vecchissima Morla. Essendo una tartaruga schiva e solitaria, non amava la compagnia degli altri animali, così con il passare del tempo, a causa del suo caratteraccio e per l’atmosfera apatica che circondava la palude, tutti gli animali decisero di andarsene. Chi desiderava rimanere diventava sempre più triste e pessimista ammalandosi di una malattia incurabile. Tutti la chiamavano il “Male oscuro”, esso diveniva fatale perché rendeva coloro che ne erano affetti desiderosi della morte. Intanto correva voce che il “Male oscuro” si diffondesse e colpisse le sue vittime anche a causa della puntura delle zanzare scorpione, che vivevano proprio nelle Paludi della Tristezza. Esse erano delle zanzare simili a quelle del mondo degli umani, solo che possedevano un pungiglione molto somigliante a quello di uno scorpione. Le Paludi erano quasi infestate da questi esseri. Le zanzare scorpione erano strane e timorose nei confronti degli altri animali, sembravano, ad una prima occhiata, gentili, ben educate e cordiali quando le si incontrava. A volte, però, pungevano alcuni esseri senza un’apparente motivazione. A loro discolpa, si giustificavano affermando che lo facevano quando si sentivano in pericolo. Comunque, la maggior parte degli animali le temeva perché le considerava esseri malvagi … E proprio Morla sembrava essere immune a questa malattia e quindi proseguiva la sua vita in maniera tranquilla e con il suo solito pessimismo e cinismo. Ma, un bel giorno qualcosa mutò. Difatti ogni mattina di buon’ora, Morla aveva l’abitudine di fare una lunga passeggiata, nonostante la sua lenta andatura. Nel percorso incontrò una rana che la salutò educatamente, e lei le rispose alla stessa maniera. Ormai le Paludi della Tristezza erano quasi del tutto disabitate e Morla non si aspettava davvero di incontrare qualcuno. La rana aveva il nome di Raniero, ma dagli amici si faceva chiamare “Ran”. Ran era una rana vispa, positiva e che non si abbatteva mai. Era una bella rana verde ed aveva una grande passione, la corsa. Lui amava correre più di ogni altra cosa al mondo. Fin dalla nascita, possedeva il dono della velocità ed essa era un’abilità fuori dal comune. Il suo sogno sarebbe stato quello di divenire uno dei maestosi messaggeri dell’Infanta Imperatrice, carica prestigiosa per qualsiasi abitante di Fantàsia. Difatti, Ran pensava che un desiderio così sentito poteva essere esaudito solo nel Regno dei Sogni. Nonostante ciò, lui correva sempre e lo sognava di notte, di giorno e ad occhi aperti. L’animaletto sembrava entusiasta di parlare con qualcuno, mentre Morla, quasi indispettita, gli rispondeva a fatica e con disinteresse. Ran non l’aveva mai incontrata, quindi le fece molte domande. Morla gli rispose che era molto vecchia e che aveva vissuto sempre lì. Ran le raccontò che lui ci era nato in quel luogo tanto sfortunato e che i suoi genitori erano morti perché colpiti dal “Male oscuro”. Il clima gli era congeniale, ma era profondamente rattristato ed annoiato perché ogni giorno conduceva la consueta vita solitaria. Naturalmente, Morla gli rispose che si sentiva perfettamente a suo agio nelle Paludi e non avrebbe mai desiderato vivere in alcun altro posto. Improvvisamente, Ran si fermò e Morla lo seguì; la rana salterina era giunta a casa. Così Ran salutò Morla amabilmente dandole un arrivederci. Anche Morla rispose allo stesso modo, ma con fare disinteressato. A partire da quel giorno, in cui per la prima volta si erano imbattuti, nei giorni a seguire, Ran si impegnò ad incontrare costantemente Morla, alle ore dieci del mattino, aspettandola sempre nello stesso luogo. Il luogo designato era un vecchio albero avvizzito dal clima inospitale e dall’inesorabile trascorrere del tempo. Esso appariva come tutti gli altri alberi delle Paludi della Tristezza, ma in realtà, era l’unico che, in primavera, si gremiva di foglie lucenti e fiori blu splendidi e profumati. In questo periodo, d’inverno, era spoglio come gli altri, anche se era il più grande albero di quella palude. Era un albero mastodontico, le sue foglie erano color verde smeraldo e giallo oro. La forma dei fiori blu, ad una prima occhiata, ricordava molto la magnolia fantàsica, e nessuno conosceva che tipologia di albero fosse poiché millenario. L’unica certezza era la sensazione che ti trasmetteva; era un profondo senso di benessere e felicità.

Nel frattempo, gli incontri tra Morla e Ran, nonostante la titubanza iniziale della tartaruga, si fecero costanti e finalmente giunse la primavera. Nelle Paludi della Tristezza, solo il grande albero dai fiori blu si era vestito di foglie di un verde lucente e d’oro tanto da splendere al sole oltre che di maestosi boccioli blu. Come ogni mattina, Morla e Ran si incontrarono per la loro consueta passeggiata, ma giunto il momento di partire per la camminata avvenne qualcosa. I due compagni si trovavano ancora davanti al maestoso albero ed improvvisamente sentirono scricchiolare i suoi rami e videro che lentamente compiva dei movimenti. L’albero si muoveva autonomamente senza l’aiuto del vento o di altri agenti esterni. Osservando meglio, stava accadendo qualcosa di unico e straordinario allo stesso tempo … stavano sbocciando i fiori blu!!! Quello spettacolo tanto bello, distolse la tartaruga e la rana dalla loro passeggiata. Essi erano totalmente presi come se fossero preda di un incantesimo … I fiori sbocciavano velocemente, erano molto grandi ed emanavano una fragranza mai percepita dai due amici. Era un profumo capace di trasformare la realtà … Quando i fiori blu furono tutti schiusi, essi emanarono un intenso profumo e proprio in quell’istante i due animali compresero di vivere in un sogno. Improvvisamente, vicino al vecchio albero apparve l’immagine di una bambina di circa dieci anni con una veste di seta bianca, aveva gli occhi a mandorla e il loro colore ricordava l’oro ed aveva i capelli lunghi lisci e di un candore che abbagliava. Morla e Ran non avevano mai visto essere più bello, ma lo riconobbero immediatamente, era l’Infanta imperatrice. Lei regnava da sempre su Fantàsia e le Paludi della Tristezza erano parte del suo infinito reame. I due amici erano increduli e si avvicinarono a lei sommessamente e con stupore. Lei li salutò teneramente, come fa una madre con i propri figli e gli disse che era giunta lì attraverso la magnolia fantàsica Katsura. Mentre Morla e Ran la ascoltavano attentamente, lei gli raccontava la motivazione della sua venuta nelle Paludi della Tristezza. L’Infanta imperatrice gli disse che aveva il cuore ricolmo di gioia perché era successo un evento ormai raro. L’evento di cui parlava era la nascita di un’amicizia, di una “Vera” amicizia tra due esseri molto diversi, ma che avevano finalmente trovato una ragione per cui lottare ed andare avanti in un luogo difficile come le Paludi della Tristezza. La loro amicizia era talmente importante e reale che tale sentimento ebbe la capacità di risvegliare le stesse Paludi. L’Infanta imperatrice era lì per questa ragione. L’amicizia tra Morla e Ran aveva sconfitto il “Male oscuro” che imperava in quel teritorio lugubre. Improvvisamente, mentre l’Infanta imperatrice spiegava l’accaduto, quel luogo grigio e paludoso cominciò a trasformarsi … il blu dei fiori della magnolia fantàsica, simbolo di Fantàsia e dell’Infanta imperatrice, colorò il cielo, un tempo grigio, mentre il giallo oro delle foglie riportò il sole nel cielo, assente da tempo immemore. Infine, il verde delle foglie inondò le paludi trasformandole in prati lussureggianti, alberi rigogliosi e fiori dalle molteplici forme e colori. Morla e Ran erano totalmente increduli di ciò che stava accadendo che la felicità li aveva travolti completamente. Giunti a questo punto, l’Infanta imperatrice li ringraziò perché solo grazie al loro forte sentimento di amicizia tutto ciò era stato possibile. Così avvenne l’inaspettato, l’Infanta imperatrice indossava un ciondolo lucente con due serpenti intrecciati che si mordevano la coda a vicenda, essa era l’Auryn. Lei lo prese con la mano destra sollevandolo leggermente, e il ciondolo sprigionò un fascio di luce inondando Morla e Ran. Quando la luce intensa si diradò, Morla era tornata ad essere una giovanissima tartaruga, splendida e sorridente, circondata da tanti amici e da tanti fiori e da un verde lussureggiante. Mentre Ran si era trasformato completamente, era divenuto un essere di color azzurro cristallino, aveva le ali ai piedi ed era in grado di volare. L’Infanta imperatrice gli disse che in quel momento era divenuto ufficialmente il messaggero e il rappresentante di quel luogo per Fantàsia, quindi avrebbe lavorato a stretto contatto con l’Infanta imperatrice per migliorare e le Paludi e mantenerne il benessere. Intanto nella mano destra, il neo messaggero, teneva sospesa una piccola sfera di fuoco. Essa non era altro che l’essenza dell’Amore, quell’insieme di sentimenti capaci di accomunare tutti gli esseri, rendere la vita una cosa unica meravigliosa, abbattere ogni difficoltà e sconfiggere ogni male. L’Infanta imperatrice non si dimenticò nemmeno delle zanzare scorpione, artefici, insieme alla tristezza, della morte di tanti esseri. Lei, essendo la creatrice di ogni cosa su Fantàsia, sapeva con certezza che le zanzare scorpione non facevano del male volontariamente. Quindi pensò di trasformarle in esseri che avessero sempre le ali, ma non un pungiglione velenoso. Improvvisamente, divenirono delle splendide farfalle dai mille colori e con i riflessi della madreperla. Le neofarfalle erano esterrefatte e felici delle loro nuove sembianze. Ringraziarono molte volte l’Infanta imperatrice e lei le accolse a sé e le abbracciò amorevolmente. Da allora, quel luogo sterminato, verde e dove il sole e la primavera regnavano incontrastati perennemente, sarebbe stato conosciuto ed in eterno ricordato con il nome di “Pianure della Giovinezza”.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova