Verde&Natura — 18 Luglio 2016
Mais, dono degli dei e di vita

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Questo mese viene dedicato alla pianta di Mais o “Zea mais”, “Granoturco”, “Frumentone” e “Meliga”. Essa fa parte della famiglia delle Graminacee ed è una pianta erbacea annuale, capace di raggiungere fino a due metri di altezza. Questa pianta produce cariossidi gialle commestibili raccolte in pannocchie dalle quali si ricava la farina. Il Mais è originario dell’America centro – meridionale e giunse a noi con la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo il 12 ottobre 1492. Nella mitologia pellerossa, Estsanatlehi è la dea navajo della fertilità e dei chicchi di granoturco, essa è colei che generò l’uomo; rappresenta la Grande Madre e la protettrice delle donne. Tutte le civiltà mesoamericane sempre diedero al Mais un’importanza cruciale. Maya, Incas e Aztechi lo consideravano un dono prezioso dagli e per gli dei. Nella tradizione Maya, “Yam kax”, dio del Mais era una delle divinità fondamentali di questo culto. Dal punto di vista iconografico, questo veniva raffigurato come un giovane dagli occhi e dalle orecchie grandi e sporgenti, con la testa ornata da una pannocchia. Il mito Maya della creazione narra come i primi esseri umani furono modellati dalla farina di Mais. Secondo una leggenda Maya, il Mais si trovava nascosto sotto una montagna di roccia dura. I primi esseri viventi a scoprirlo furono le formiche; esse scavarono una galleria e lo portarono via chicco per chicco. Un giorno, una volpe rubò un chicco e lo assaggiò. Fu così che anche gli altri animali e infine l’uomo lo scoprirono. Pregarono gli dei perché li aiutassero e questi fecero cadere un fulmine sulla roccia che custodiva il Granoturco, abbrustolendo parte dei chicchi: da qui nacquero le 4 varietà del Mais: rossa, nera, gialla e bianca. In Europa, esiste il cosiddetto “rito dell’ultimo covone”, è una tradizione molto antica riguardante sia il grano che il Granoturco e consiste nel tagliare un folto ciuffo di spighe. Questo viene lasciato nel campo e le vengono date delle sembianze femminili vestendolo da donna e lo chiamano “Madre del Grano” o “Madre del Raccolto”. Poi tutti gli abitanti della zona cominciano a danzare intorno al covone perché esso rappresenta un’offerta di ringraziamento alla Madre Terra. In passato, era consuetudine, in Francia e nel nord dell’Italia, utilizzare le foglie esterne delle pannocchie per farne delle bamboline di paglia denominate “Figlie del Mais”. Esse venivano conservate tutto l’anno fungendo da talismani portafortuna. Allo stesso modo, la farina di Granoturco protegge la casa dagli spiriti maligni e molte popolazioni usano cospargerne la soglia delle abitazioni. Per aumentare le entrate di denaro bisogna porre una manciata di chicchi di Mais sotto allo zerbino, davanti alla porta di casa. Riguardo al Mais, il mio personale ricordo del campo estivo di pannocchie è chiarissimo nella mia mente. Esteticamente era bellissimo, sembravano tanti soldatini appostati uno accanto all’altro di vedetta… ma la cosa più bella era vedere tutti questi alti fusti adornati di pannocchie danzare nel vento e il fruscio delle loro foglie era un dolce sussurro somigliante ad una canzone estiva.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova