Bassiano Cultura — 14 settembre 2011

Il celebre cittadino bassianese inventò il carattere a piombo, il corsivo e tratti du punteggiatura

Nel museo a lui dedicato si sviluppa un percorso evolutivo storico di alto rilievo narrativo

Bassiano custodisce un tesoro di alto valore storico, il Museo delle Scritture “Aldo Manuzio”, che riserva delle sorprese, oltre a ospitare le opere di questo illustre umanista del Rinascimento italiano. Il celebre tipografo nacque nel 1449 nella città lepina e da ragazzo si recò a Roma per studiare il latino e poi a Ferrara apprendendo il greco. Decisivo fu il suo arrivo a Firenze, dove lavorò come Tutore di Alberto III Pio e Lionello Pio, Principi di Carpi e nipoti di Giovanni Pico della Mirandola, suo amico e compagno di studi. Probabilmente in questo periodo prese forma l’idea del progetto a lui più caro, ossia preservare e riproporre la letteratura latina e greca, divulgandola attraverso edizioni pregevolissime per veste tipografica e cura filologica. Di fatti Manuzio oltre ad introdurre i caratteri a piombo, comunemente in legno, che facevano da matrice per la produzione dei libri, inventò il rinomato carattere “corsivo”, conosciuto come carattere italico o aldino. Nel 1494 fondò la sua tipografia a Venezia, città che a quel tempo rappresentava il cuore pulsante delle Arti e delle Lettere e dove strinse rapporti di amicizia con alcuni dei più importanti intellettuali del tempo come Erasmo da Rotterdam e Pietro Bembo i quali erano membri dell’Accademia Aldina fondata da lui stesso nel 1502. Questa Accademia, dedicata agli studi ellenistici, aveva come scopo la riscoperta e la lettura dei classici greci in Italia ed in Europa. Manuzio divenne celebre con l’ “Opera” di Aristotele in cinque volumi, di cui il quarto, i “Problemata”, furono stampati in greco oltre a pubblicare opere di Teocrito, Esiodo, Virgilio, Ovidio, Cicerone, Petrarca, Dante, Bembo, Poliziano e non solo. Un’ulteriore innovazione da lui introdotta fu la definitiva sistemazione della punteggiatura con il punto, la virgola, l’accento, l’apostrofo e l’invenzione del punto e virgola, oltre a rendere i libri più piccoli e maneggevoli come precursori dei tascabili odierni. Quindi si può affermare che con Manuzio nasce il concetto moderno di editoria come vera e propria impresa con un suo personale “brand”, rappresenta-to da un’ancora con un delfino, la prima indicava solidità mentre il secondo velocità e proprio rapidamente si diffusero i suoi volumi conosciuti con il nome di “Aldine”. Secondo Manuzio la qualità della forma e del contenuto del libro è una questione di massima importanza che portò avanti questa convinzione con orgoglio fino alla sua morte sopraggiunta nel 1515. Il libro e le varie forme di scrittura sono le vere protagoniste di questo Museo, nato di recente in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma per conservare alcuni graffiti carcerari risalenti al XVIII secolo ritrovati in una delle sue sale. Il percorso storico si snoda partendo dagli Assiri passando per la Cina fino ai Maya, in esso possiamo ammirare oltre alle “Aldine” originali, vero fiore all’occhiello del Museo, torchi per la stampa rinascimentale, calamai e penne, macchine da scrivere e vecchi libri e quaderni delle scuole elementari di 50 anni fa. Si può affermare di essere in un Museo contemporaneo che si serve di interessanti scenografie e dispositivi interattivi rendendo il visitatore attivo all’interno del suo percorso, mettendo a confronto vari tipi di linguaggio, da quello scritto a quello artistico o dal musicale al coreografico-teatrale.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
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