slider Speciali — 06 settembre 2017
Mediatori penali a Latina, una nuova speranza

“La mediazione accoglie il disordine. È un momento, un luogo, in cui è possibile esprimere le nostre differenze e riconoscere quelle degli altri. È un incontro nel quale si scopre che i nostri conflitti non sono necessariamente distruttivi, ma possono essere anche generatori di un nuovo rapporto.” – così afferma Jacqueline Morineau, caposaldo degli studi sulla mediazione e delle sue conseguenze applicative in vari campi (che vadano da quella civile e commerciale, fino a quella familiare e, non ultima, quella ad istanza penale). Ed è nel segno di questa rivoluzionaria convinzione, che è stato instaurato un corso di mediazione penale, organizzato a Latina dal consultorio familiare diocesano “Crescere Insieme”, peraltro unica esperienza nel Lazio. Il corso, dalla durata quasi annuale, si è concluso a metà luglio, con la cerimonia dei diplomi di “mediatore penale” a 18 partecipanti, formatisi così grazie all’esperienza condivisa dal corpo docenti di “Crescere Insieme”. La cerimonia dei diplomi, ospitata presso la curia diocesana, ha visto l’intervento del vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata, nonché di Rita Visini, assessore regionale alle Politiche sociali. L’ambito di servizio dei mediatori penali è la giustizia riparativa per adulti introdotta nell’ordinamento penale italiano con la legge 67/2014, che trova così piena attuazione. V’è da dire che il senso dello spirito della mediazione si fa particolarmente delicato nell’ambito penale, dove è in gioco tanto la libertà fondamentale della persona-imputato, quanto il ruolo della vittima, spesso per anni sottovalutato e quasi mai reale protagonista del processo penale, dove pure si interfacciano diversi attori.

Ne usufruisce l’imputato di reati punibili fino a 4 anni di carcere, il quale ha la possibilità di richiedere la sospensione del processo e la successiva messa alla prova per un determinato periodo di tempo. All’esito positivo della prova, avrà la possibilità di vedersi riconosciuta l’estinzione del reato. Il programma di trattamento è stabilito e monitorato dall’Ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE) del Ministero della Giustizia, sotto la supervisione del giudice.

Al di là dei dettagli tecnici, facilmente reperibili consultando la l.67/2014, è necessario chiarire che lo spirito della mediazione interviene a ricomporre, con precisione chirurgica e attesa la volontà reciproca degli attori in gioco, quella micro-frattura sociale creatasi con il compimento del reato. Può il reo realmente compiere un cammino, un percorso di riconoscimento del fatto, non tanto nei suoi aspetti storici, ma nei suoi aspetti morali e psicologici? Se è sua volontà, sì, e tanto può fare che, ove si realizzino le volontà di ambo le parti, si può arrivare all’incontro guidato e mediato tra vittima e reo, al confronto diretto, che è sempre e spesso extraprocessuale, eppure la necessità di giustizia può prescindere da una necessità di ricomposizione, di pace? Si tratta di due facce entrambe parti della stessa medaglia sociale.

Delicato pertanto il ruolo del mediatore penale, formatosi qui con metodo umanistico, volto alla ricerca di quella congiunzione tra due polarità così apparentemente distanti e, al tempo stesso, indissolubilmente legate. L’azione, ed anzi la mediazione, si afferma in tal senso, in un’epoca spesso contrassegnata da sostenitori dell’una o dell’altra parte, da virulenti scontri di posizione, quale rivoluzionaria, proponendo un modello di confronto attivo, che dovrebbe essere l’altro fine di una giustizia e di un’efficace azione riparatoria, alternativa al modello della pena.

Ci piacerà pertanto richiudere con le parole di Morineau: “nei confliggenti c’è un grande bisogno di autenticità, di giustizia, di verità… Nell’offrire a entrambi la stessa opportunità di nominare i valori, si costruisce un primo ponte verso il riconoscimento dell’altro come essere umano al pari di noi. Questo é essenziale. La guerra può finire.”

In tal senso un nuovo percorso è appena iniziato.

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Autore dell'articolo

Mariano Macale