Cultura Norma slider — 16 maggio 2017
Mura pelasgiche, le ricerche di Edward Dodwell

Sono molti i viaggiatori e gli studiosi che nel corso dei secoli hanno percorso il nostro territorio per poter guardare da vicino, ripercorrere la storia e documentare le numerose tracce di antichità presenti. Tra questi c’è Edward Dodwell, un ricco viaggiatore e studioso irlandese che dedicherà gran parte della sua esistenza ai viaggi finalizzati all’esplorazione e alla documentazione di luoghi e resti antichi e che ,all’inizio dell’Ottocento, percorre anche il territorio lepino e pontino.

Le mura “ciclopiche”diventano l’oggetto principale delle sue ricerche finalizzate ad indagare le origini di queste antiche costruzioni e fortificazioni. Costruite con enormi blocchi di pietra calacarea, più o meno leviagati, erano molto simili, secondo teorie avanzate proprio in quegli anni, alle mura delle città greche di Micene e Tirinto fondate, secondo lo storiografo Pausania, dagli antichi Pelsagi.

Giunto nel Lazio meridionale,. Dodwell era reduce proprio da un tour tra le città e le mura pelasgiche greche ed era pronto a mettere a confronto le antiche vestigia incontrate sul suo cammino. Ne risulterà un’opera postuma pubblicata solo diversi anni dopo, nel 1834, a due anni dalla morte dell’autore. L’opera “Views and descriptions of Cyclopian, or, Pelasgic Remains in Greece and Italy”, si presenta nel formato “in folio” e riporta il frutto di quei viaggi e di quelle analisi tradotte in centotrentuno litografie. Anche se definisce “pelasgiche” le città visitate, il suo intento principale non era tanto approfondire la discussione in corso sulla paternità di quelle mura, ma documentare, attraverso il disegno, realtà da divulgare e sottoporre all’attenzione degli studiosi. Nella prima parte sono pubblicate immagini relative alle città e alle mura greche visitate come Tirinto, Micene, Pireo, seguono quelle relative alle città del Latium le cui immagini riproducono soprattutto i particolari delle mura di: “Norba”, “Signia”(Segni), “Cora”(Cori), “Circaei”(San Felice Criceo), Terracina e “Setium” (Sezze). In particolare,tra le litografie ritroviamo le mura di Cora, nelle quali l’autore inserisce due personaggi del luogo, tipicamente abbigliati, poi le immagini relative a Signia e alla sua “porta acuminata”, detta oggi Porta Saracena, poi ancora immagini relative alle mura “ciclopiche” , Setia, seguono infine litografie relative a Circaei e Terracina. Norba è la prima città lepina riprodotta e quella a cui si dedica più attenzione: le sue vestigia e le sue mura, riprodotte in sette litografie, sono definite “stupendous” anche nella precedente opera dedicata alla Grecia, dove parlando delle mura di Tirinto e Micene, afferma che queste sono “inferiori” rispetto alle strutture Norbane.

Le litografie riportano delle immagini molto rispondenti alla realtà, all’aspetto, alla disposizione e alle misure delle mura e dei blocchi che le costituiscono, particolari frutto di un vero e proprio lavoro di rilevamento, oltre che dell’uso della camera obsura, antenata della nostra macchina fotografica. Immagini emozionanti e ancora oggi attuali, testimoni del passaggio di un tempo che al cospetto delle mura poligonai, sembra essere eterno.

Al ritorno dal suo tour tra le mura “pelasgiche” greche, Dodwell prosegue la sua ricerca, cercando riscontri “pelasgici” tra le mura ciclopiche del Lazio merdionale. Come specificato nella prefazione dell’editore, essa viene intesa come supplemento del “Tour in Greece” pubblicato nel 1819 e risponde anche alla volontà da parte del viaggiatore inglese, di rendere note le sue “scoperte” pubblicando quasi in tempo reale, le numerose piante e disegni prodotti, relativi in particolare a i siti caratterizzati dalla presenza di mura “ciclopiche” o “pelasgiche”.

. In particolare con la sua opera, egli svolge la funzione di corrispondente per la ricerca sui resti ciclopici, innescata dall’abate Petit Radel. Egli tuttavia, non sembra aver voluto entrare troppo nel merito delle discussioni sulla paternità pelasgica di quelle mura che diventano il principale oggetto della sua opera.

dall’autore al suo ritorno dalla Grecia, più o meno negli stessi anni in cui Marianna Dionigi Candidi compie il suo Petit tour tra le città saturnie.

Tutte le stampe relative alle città greche riprodotte hanno un relativo commento scritto nel quale si riportano brevemente informazioni relative alla storia e alle leggende di quella determinata località, dettagli relativi alle mura (stato di conservazione, misure e forma dei blocchi, tipologia costruttiva).

A differenza delle plates dedicate alle città greche, non compaiono commenti che descrivano le immagini e/o le città del Lazio riprodotte.

Nella descrizione della “pointed gate in the west wall” di Tirinto, tuttavia, vengono inseriti anche dei riferimenti ad alcune città del Latium quali Arpinum, Signia e Norba. L’intento è quello di mettere a confronto la tipologia costruttiva, sottolineandone la somiglianza resa evidente dalle immagini relative. Queste infatti le parole di Dodwell: “Another gate of the same kind appears within the acropolis of Tiryns with a shape…they are also seen amongst the ruins of Arpinium and Signia in Italy, of wichi drawings will be given in the latter part of this work”.

Parole che confermano uno stile, un metodo di ricerca e diffusione della conoscenza ormai consolidati: il testo descrittivo è supportato dall’immagine, svolgendo solo così una funzione didattica.

Un procedimento simile a quello seguito dalla Dionigi Candidi, seppure con uno stile differente e con la volontà di proporre l’immagine della rovina così come doveva apparire in antico, piuttosto che nel presente.

Il sopra ricordato passo di Dodwell sulla pointed gate di Tirinto offre lo spunto per confermare quanto l’interesse e le conoscenze sulle mura “ciclopiche” fossero diffusi tra gli studiosi dell’epoca, proprio grazie all’uso dell’immagine. Infatti, la stessa Marianna Candidi Dionigi che come ricordato, conosceva bene Dodwell e le sue ricerche, descrivendo le mura e in particolare la porta orientale di Arpino da lei visitata e disegnata, ricorda proprio il passo e l’immagine della porta di Tirinto descritta dal Dodwell. Una porta che la pittrice-esploratrice definisce “acuminata” e che per la sua particolare forma “eccita dell’ammirazione negli animi di tutti i forestieri”. Osservandola, la studiosa riporta alla mente i disegni che il suo amico e collega Dodwell, di ritorno dalla Grecia, le aveva mostrato, infatti così scrive nella Lettera XXV:” La trovo molto consimile nella forma a quella di Tirinto, copiata dal signor Dodwell nel suo viaggio in Grecia, ma non vorrei che questa illusione mi facesse allontanare ben poco dal mio consueto sistema di verità , il quale sempre mi ha persuasa a non far piegare le cose al mio volere, ma piuttosto il mio volere alle cose. Egli è ben vero dunque, che questa porta è consimile nella forma a quella di Tirinto; è ben vero altresì, che è composta dalle stesse pietre del muro Ciclopeo.”

Un brano che può essere considerato come una sorta di “dichiarazione di metodo”, una ulteriore prova del procedimento di studio che la Dionigi, come gli altri “esploratori di mura ciclopiche” di questi anni, cercano di perseguire.

Nell’opera postuma di Dodwell la descrizione della porta di Tirinto si conclude con un richiamo alle città del Latium definite“pelasgiche”in virtù delle somiglianze con le antiche costruzioni greche: “The walls of Tiryns and Myceane constitute the finest Cyclopian remains that are to be seen in Greece; but there are inferior to the more stupendous structures of Norba, in Latium, which was a Pelasgic colony. Several other Pelasgic cities, whose wonderful ruins still remain in the unexplored and mountainous districs  of the Volsci, the Hernici, the Marsi, and the Sabini, exhibit walls of the same of the same style of construction, and of equal strength and solidity, with those of Argolis.”. Si tratta pressoché delle stesse parole con le quali Dodwell conclude l’ultima sua pubblicazione del 1819, già riportate nel paragrafo precedente, parole probabilmente scelte dal curatore dell’edizione dell’opera del 1834.

Tra le litografie pubblicate dedicate alle città “pelasgiche” del Lazio, sette hanno per soggetto il sito dell’antica città di Norba e le sue stupendous structures particolarmente conservate. Seguono le stampe dedicate alle mura di Cora nelle quali l’autore inserisce due personaggi del luogo, tipicamente abbigliati, poi le immagini relative a Signia e alla sua “porta acuminata” , detta oggi Porta Saracena, poi ancora immagini relative all’altra città lepina dalle mura “ciclopiche” , Setia, seguono infine litografie relative a Circaei e Terracina. Dal punto di vista stilistico, le litografie riportano delle immagini molto rispondenti alla realtà, all’aspetto, alla disposizione e alle misure delle mura e dei blocchi che le costituiscono, particolari frutto di un vero e proprio lavoro di rilevamento. Anche se non in tutti i casi, torna in Dodwell, come per la Candidi Dionigi, l’uso di inserire nel campo visivo dell’immagine, una figura umana, probabilmente anche per fornire all’osservatore un punto di riferimento per misure e dimensioni.

Marianna Candidi Dionigi inserisce nei suoi disegni figure prevalentemente femminili, soprattutto madri con i propri figli, piccoli dettagli che conferiscono all’immagine un carattere un po’ idilliaco. Nelle litografie di Dodwell invece, appaiono talvolta degli abitanti locali o, come in alcune immagini relative alle mura di Norba, una figura maschile che fa pensare ad uno studioso, magari Dodwell stesso, o uno dei suoi collaboratori. Tra questi merita una particolare menzione John Izard Middleton, giovane artista americano che , trasferitosi in Inghilterra, si dedicò allo studio della pittura tra il 1801 e il 1803.

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Autore dell'articolo

Beatrice Cappelletti
Beatrice Cappelletti