Musica — 16 Marzo 2020
Neil Peart, professore della batteria

Neil Ellwood Peart, nasce il 12 Settembre 1952 nella fattoria di famiglia a Hagersville, Canada, ed è il primo di quattro fratelli.

Neil ebbe un primo approccio alla musica attraverso lezioni di pianoforte, strumento che però si rivelò poco soddisfacente per lui. Gli piaceva invece picchiettare con due bastoncini su ogni oggetto della casa, così per il suo tredicesimo compleanno, i genitori gli regalarono due bacchette da batterista, e un pad apposito per fare pratica, con la promessa che se si fosse impegnato seriamente per un anno, gli avrebbero poi comprato una batteria completa.

Così fu e Neil incominciò a prendere lezioni da Don George del Peninsula Conservatory of Music.

Ricordiamo Neil soprattutto per essere stato il batterista e paroliere dei Rush dal 1974, unendosi al bassista / cantante Geddy Lee e al chitarrista Alex Lifeson.

Il 10 agosto 1997, immediatamente dopo il tour “Test For Echo”, Neil subisce la morte della figlia a causa di un’incidente d’auto e 10 mesi dopo quella della moglie per un cancro. Apparentemente la vita personale e professionale di Neil subisce un forte arresto. Decide infatti di prendersi una lunga pausa dai Rush e a partire per un lungo viaggio in solitaria con la moto. Scriverà in seguito della sua avventura: “Ghost Rider: Travels on the Healing Road”, il suo secondo libro.

Nel settembre 2000, si è risposato con la fotografa di Los Angeles Carrie Nuttall. Hanno avuto una figlia, Oliva, nel 2009.

Nel 2002 si riunì finalmente con i Rush in studio per le registrazioni di “Vapor Trails”, il loro 17 ° album, che fu accolto molto positivamente e considerato un “ritorno” stellare sia per Peart che per la band. Seguì un tour di grande successo che ha portato al ritorno della band negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. Il tour si è concluso con i primi spettacoli di sempre di Rush in Brasile, dove hanno suonato per 125.000 fan in tre notti. La tappa finale del tour del 2002 è stata registrata e pubblicata su DVD come “Rush in Rio” (2003), doppio disco di platino a poche settimane dalla sua uscita.

Dopo l’album e il tour dei “Vapor Trails”, la musica di Neil è diventata più intima e personale. Le sue successive esibizioni dal vivo, compresi i suoi assoli di batteria che hanno messo in mostra il suo superlativo talento come batterista, sono state considerate le migliori fino ad oggi. Il suo tour finale con Rush è stato il tour R40 del 2015, che ha segnato quarant’anni di carriera con la band. Alla fine del tour, Neil ha annunciato che si sarebbe ritirato a causa di problemi di artrite e tendinite.

Poco dopo il suo ritiro dalle scene, a Neil fu diagnosticato un neuroblatoma cervello. Lo combatté in privato per tre anni e mezzo, mantenendolo segreto fino al 7 gennaio 2020, giorno della sua morte.

Tutti noi batteristi dobbiamo qualcosa a Neil, la sua sperimentazione e la sua innovazione hanno cambiato per sempre il modo di suonare questo strumento.

 

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Autore dell'articolo

Matteo Fraccarolo
Matteo Fraccarolo