Eventi Speciali — 05 novembre 2015
Nettuno, quel cimitero Usa che parla al cuore

cimitero

Il cimitero americano di Nettuno testimonia una delle più importanti operazioni militari compiute dagli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Sorto subito dopo lo storico sbarco americano sulle coste di Anzio e Nettuno del 1943, da cimitero temporaneo divenne permanente a partire dal 1956.

Della sua manutenzione e amministrazione si fa carico la Commissione Americana per i monumenti di guerra che, dal 1923, gestisce i monumenti ai caduti americani ubicati in ventiquattro Paesi stranieri. Il cimitero americano ospita le tombe dei 7862 soldati che persero la vita durante gli sbarchi alleati avvenuti ad Anzio, a Salerno e in Sicilia. Tra questi, anche i resti di dodici ragazze tra crocerossine e civili. In 490 tombe, invece, sono raccolti i non identificati.

Ho visitato il cimitero di Nettuno un pomeriggio della scorsa estate. Mi ha colpito molto il senso di pace e di tranquillità che si respira e che quasi contrasta con i rumori esterni di una normale città balneare. Durante la visita ho incontrato diversi stranieri, sicuramente americani, magari alla ricerca di parenti o semplicemente in visita turistica. Fa riflettere il numero così elevato di tombe: ognuna per ogni ragazzo deceduto, ci ricorda il senso di vuoto e impotenza generato dalla guerra.

Entrando, una grossa fontana con dei cipressi anticipa un lungo viale che porta a un memorial composto di una cappella, un peristilio e la stanza delle mappe dove sono raccontate le operazioni di guerra. Tutto intorno, un prato curatissimo fa da cornice a file di croci bianche, sapientemente allineate.

Al centro del memorial spicca un monumento ai caduti raffigurante l’abbraccio tra un soldato e un marinaio americani mentre, su lastre di marmo bianco poste all’interno della cappella, sono incisi i nomi dei 3094 soldati dispersi.

Le tombe che compongono il cimitero di Nettuno, così come quelle degli altri cimiteri americani sparsi nel mondo, custodiscono i resti di quei ragazzi le cui famiglie hanno fatto una scelta molto coraggiosa: rinunciare ad avere le spoglie dei propri cari vicino casa. La decisione di tumulare tutti insieme, in un Paese straniero, i militari morti in guerra, rappresenta un importante gesto di civiltà e fratellanza.

Ai tanti giovani che persero la vita per difendere l’Italia, va il mio pensiero. A chi non fece più ritorno a casa sacrificando i propri sogni, deve andare il nostro ricordo, nella speranza che la storia non riproponga eventi tanto distruttivi quanto quelli che caratterizzarono la seconda guerra mondiale.

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Autore dell'articolo

Daniela De Angelis