Miti e Leggende — 09 Luglio 2019
Njördhr – Il Signore delle navi

Identificato da molti studiosi con la «Madre Terra Nerthus» di cui parla Tacito, Njördhr è, nella posteriore elaborazione nordica, il nume tutelare del mare e del vento, signore delle perturbazioni, dispensatore delle fortune o degli affanni di marinai e pescatori. Il particolare significato simbolico delle navi, che spesso nella mitologia nordica appaiono come mezzi di trasporto per l’estremo viaggio nell’oltretomba, può essere considerato un ulteriore riflesso della particolare ambivalenza morte-vita associata alle divinità nordiche della fertilità, i Vani, di cui Njördhr è il massimo esponente. Reggendo con mano salda il timone, il marinaio scrutava l’orizzonte aspettando un segno, una benevola folata di vento che interrompesse quella bonaccia crudele. Costantemente immerso nelle acque marine, il dio aveva la carnagione interamente coperta di salsedine, tanto da sembrare bianco come la farina: solo il volto era scuro, abbronzato e solcato da profonde rughe come quelle che segnano i visi dei vecchi marinai. Njördhr apparteneva alla grande famiglia degli dèi Vani, i numi tutelari della fecondità e della fertilità che vivevano a Vanaheim. Tuttavia, agli inizi dei tempi, quando gli Asi conclusero il trattato di pace con i Vani, il signore delle navi era andato a vivere ad Asgardh. Rispettando le consuetudini dei Vani, Njördhr aveva avuto rapporti incestuosi con una sua sorella e dalla loro unione erano nati Freyr e Freya, bellissime divinità preposte all’incremento delle ricchezze umane. Per compiacere gli dèi, Njördhr aveva poi sposato Skadhi, la gigantessa figlia di Thiazi. Ma il loro matrimonio non fu dei più felici: essi avevano caratteri e gusti completamente opposti. Skadhi, ad esempio, era una creatura della brina, abituata a sentire intorno a sé il gelido abbraccio delle montagne innevate, a sentire i cupi richiami dei lupi affamati, a cacciare con il suo arco delle splendide prede, a scivolare veloce come il vento con gli sci sulle pendici impervie di altissimi monti. La «signora delle nevi», questo il suo appellativo, avrebbe voluto trascorrere ogni attimo della sua esistenza a Thrymbeim, la «dimora del frastuono», nei territori dove aveva regnato suo padre. Njördhr, invece, abituato “allo stridio dei gabbiani, al dolce ed immutabile suono della risacca, all’infrangersi delle onde sulla riva, all’odore intenso e penetrante della salsedine, non poteva certo sopportare la tetra atmosfera dei rigidi inverni in montagna. Solo per non recidere il sacro legame sancito dal matrimonio i due sposi erano pervenuti ad un compromesso: per nove giorni avrebbero soggiornato a Thrymheim, mentre per altri nove la loro residenza sarebbe stata Noatun. Forse proprio a causa di questa unione itinerante e dei continui spostamenti che comportava, Njördhr era cosi capriccioso ed imprevedibile nel concedere i suoi favori: con un colpo di vento poteva mutare di colpo le sorti di una battuta di pesca fenomenale. Secondo una estrema ambiguità ben nota agli antichi, il dio apportatore di prosperità e di ricchezza poteva, nello stesso tempo, distruggere le navi facendo morire interi equipaggi, d’altronde lui non era il Signore delle navi?

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
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