Cultura Sezze — 01 Aprile 2019
“Pandemia spagnola” e le conseguenze lepine

Lo scorso 8 febbraio si è tenuta a Sezze, presso il museo archeologico, la presentazione del libro della scrittrice pontina Alessandra Corvidal titolo Pandemia spagnola e Grande Guerra. Lo scenario nel circondario di Velletri e nei mandamenti di Sezze, Priverno, Terracina, prima e durante il conflitto mondiale. L’evento, inserito all’interno della rassegna “I venerdì letterari”, organizzata dal Comune di Sezze in collaborazione con il Centro studi “Semata” e l’associazione Sintagma, ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Presidente della Compagnia dei Lepini Quirino Briganti e l’accompagnamento musicale del BrassPhonia Quintet. Tema trattato nel libroè l’influenza spagnola che, tra il 1918 ed il 1920, a ridosso dell’armistizio della Prima guerra mondiale, uccise decine di milioni di persone nel mondo. L’Italia, devastata dalla Grande Guerra, dovette affrontare una profonda emergenza sanitaria che, colpendo soprattutto i giovani, produsse conseguenze sulla natalità e sulla ripresa economica. L’autrice, prendendo spunto dal diario scritto dalla nonna paterna, integrato con i racconti della gente del paese e dalla consultazione dei registri comunali, racconta la spagnola nella provincia pontina e, in particolare, nel Comune di Norma. Il nome “spagnola” sembra sia dovuto al fatto che i primi giornali a parlarne furono quelli spagnoli che,data la neutralità della Spagna nel conflitto, erano meno sottoposti a censura. Gli Stati in guerra, infatti, temendodi demoralizzare i soldati al fronte,censuravano le notizie relative alla pandemia. Il libro, incentrato soprattutto sui Comuni Lepini, dedica un capitolo allaricerca svolta da Fabio Taddeisui prigionieri Austro-Ungarici che, deportati a Velletri, furono impiegati nei lavori stradali e ferroviari oltre alla costruzionedella “Scalinata dei Prigionieri Autro-Ungarici” ad essi intitolata lo scorso novembre 2018. Questi giovani non fecero mai ritorno a casa in quanto vittime della spagnola oltre che della censura che ne attribuiva invece la morte alla malaria. A distanza di cento anni, è giusto che questa triste pagina della nostra storia venga raccontata anche per onorare le centinaia di migliaia di vittime, molte scampate alla guerra, che trovarono la morte per mano di una pandemia influenzale insolitamente mortale.

(Visited 5 times, 1 visits today)

Articoli correlati

Condividi

Autore dell'articolo

Avatar
Daniela De Angelis