Speciali — 15 giugno 2017
Personaggi della bonifica seconda parte: Pio Zaccagnini

Nel 1936 arriva da Velletri il dottor Pio Zaccagnini a sostenere le cure degli abitanti dell’Agro Pontino dove al suo arrivo, come egli stesso racconta nel “Diario di un medico”, trova una difficile situazione. I locali infermeria di Littoria erano costituiti da due corridoi paralleli di circa 30 posti letto ciascuno ed uno stanzone adibito a reparto pediatrico. La costruzione era inadeguata: tetto in eternit in parte sconnesso, senza solaio e le pareti con buchi che permettevano l’ingresso di spifferi di vento e la luce. Il lavoro non aveva sosta 16 ore diurne e chiamate frequenti notturne esasperavano il medico. Tre suore lo coadiuvavano suor Giustina, suor Gabriella, suor Durigo che si prodigavano con abnegazione. L’infermeria di Littoria si trovava al centro dell’Agro Pontino, riferimento di tutta la popolazione di Pontinia, Littoria Scalo, Sabaudia, Cisterna e Aprilia, i pazienti erano molti  il personale poco. Dopo la Bonifica Idraulica e Agraria fu stipulata una convenzione tra l’Istituto Malarico Pontino e l’Opera Nazionale Combattenti con un programma storico e sociale che portò alla scomparsa, o quasi, della malaria. Gli infermieri Antonio Benetazzo e Stefano Beltrami, che prendevano servizio presso l’Istituto Antimalarico, si recavano giornalmente a distribuire il “chinino”, prima nelle campagne poi nei centri abitati. Il chinino veniva somministrato ai bambini sotto forma di cioccolatino, agli adulti con una pillola, nei casi più gravi con una iniezione. Altra incombenza di  questi operatori era lo spargere il  “Verde Parigi” per combattere le larve, le zanzare ed altri insetti.  Nel 1930 su una popolazione di 5500 abitanti vi erano 2625 casi di malaria, nel 1934 su una popolazione di 62.000 i casi sono stati 10.000 e 12 morti nel 1937 su 37.000 abitanti i malati furono 44 e nessun decesso. Bisogna precisare che c’era la tendenza a non denunciare tutti i casi di malaria alle autorità come testimonia il dottor Zaccagnini. Nel 1938 il medico provinciale prof. Gaetano Del Vecchio trova ancora l’anofele nelle analisi di laboratorio e il dottor Alessandrini e Zaccagnini constatano ancora casi di malaria primitiva e recidiva che denunciano alle autorità ma che non arriveranno mai sul tavolo di Mussolini perché i gerarchi volevano far credere che tutto fosse perfetto per compiacere i superiori. Le problematiche che il medico incontra sono molte: inadeguatezza delle strutture, difficoltà burocratiche, pregiudizi sociali. Una moltitudine di persone hanno lavorato e resistito per anni nel migliorare la nostra condizione perché fosse risanata la palude e noi tutti  siamo loro grati.

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Autore dell'articolo

Marcella Campagnaro
Marcella Campagnaro