Speciali — 01 giugno 2017

Uno dei più grandi personaggi artefici della rinascita dell’Agro Pontino fu Vincenzo Rossetti. Un medico che dal 1926, data di inizio dei lavori di bonifica, con grande spirito di sacrificio curò gli abitanti della malsana palude. Proveniva da Tarano, provincia di Rieti, e si insediò  a Cancello del Quadrato, oggi Piazza del Quadrato, dove si trovava solo un edificio vecchio e umido, e si adoperava per curare i macchiaioli delle lestre, ormai rassegnati ad un destino ineluttabile di morte. I macchiaioli provenivano dalla Valle del Sacco, dai Monti Ernici, e dalla Valle Latina, scendevano  nel mese di ottobre con il bestiame per il pascolo e risalivano i Monti nel mese di Maggio. Nel Posto Sanitario di San Donato, a due ore di viaggio dal Quadrato, lavoravano anche un cursore, Domenico Gnessi, che presidiava e controllava la zona, ed il maestro Maurizio Subiaco che dell’insegnamento aveva fatto un apostolato. I macchiaioli intorno al Quadrato erano in condizioni molto più disagiate di quelli della zona di San Donato, i quali possedevano molto più bestiame ed erano in contatto  con i centri abitati di Sezze e di Bassiano dal quale provenivano. L’unico mezzo di trasporto era il calesse ed il cavallo mentre le merci venivano trasportate con un carrello con unico binario e quando si incontrava con un altro mezzo uno doveva scendere  nell’acquitrino, spostare il vagone e poi riposizionarsi dopo il passaggio. Il percorso si svolgeva tra boschi e scopeti, ai margini dei pantani poiché l’acqua perdurava in grande quantità anche d’estate. I boschi di Piscinara dell’Agro erano stati tagliati in parte e rimaneva solo acqua. Nel 1927 iniziarono i lavori per la costruzione dell’edificio del Quadrato da parte del consorzio di Piscinara  per conto dell’Istituto Malarico Pontino. Il progetto di risanamento si svolse in due fasi: prima la Bonifica Idraulica e poi la Bonifica Agraria. L’insigne medico nel libro da lui scritto: “Il Diario di un medico 1926-1936” racconta la situazione e la vita miserevole che si svolgeva in queste zone. Il pioniere della Bonifica dopo un primo momento di totale scoramento per lo stato delle cose, decise di rimanere  a praticare la sua professione dopo che ebbe notizia che il Governo, tramite in senatore Calisse, si impegnava  ad affrontare i problemi dell’Agro Pontino.  Collaborarono alla battaglia contro la malaria e la zanzara Anofele molte altre persone come infermieri e ricercatori e la sua famiglia che gli rimase accanto; la moglie  e le figlie. Una figura importantissima dal punto di vista storico per l’evoluzione sociale dell’Agro Pontino.

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Autore dell'articolo

Marcella Campagnaro
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