Prof. Tommaso Brusca

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Il commento   di Vicenzo Vuri

L’abbazia, il suo spirito, il pittore.

Conosco da una vita Tommaso Brusca, sono legato a lui da profonda amicizia e so che, da oltre venti anni, Fossanova, o meglio la sua abbazia, è il soggetto quasi esclusivo dei suoi lavori. Nei nostri frequenti incontri mai gli ho chiesto i motivi di questa predilezione. Se lo avessi fatto, forse, mi avrebbe risposto ciò che il pittore russo Dawid D. Burljuk disse ad Arthur Danto: “dipingo le cose che amo” o più semplicemente “non so, noi non conosciamo sempre le vere motivazioni delle nostre azioni, specialmente di quelle che segnano la nostra esistenza. Così, nello stendere queste brevi note sulla sua nuova mostra, procederò come un visitatore occasionale che, partendo dall’opera, vuole arrivare all’autore per intenderlo appieno. La riflessione che segue avrà quindi non un carattere discorsivo ma estetico; guarderò allo stato del creare l’opera e della sua fruizione. In questo compito seguirò i criteri metodologici che secondo il grande storico dell’arte Michael Baxandall dovrebbero guidare uno studioso per spiegare un quadro o un altro artefatto storico. “Chi realizza un quadro o un altro artefatto storico -dice Baxandall- è un uomo che sta affrontando un problema di cui il suo prodotto è la concreta e definitiva soluzione. Per comprendere il prodotto cerchiamo di ricostruire sia il problema specifico che l’artefice intendeva risolvere che le circostanze specifiche in cui se lo poneva”. (M.Baxandall, Forme delle intenzioni, Einaudi, 2000 pag. 31). Seguo le sue indicazioni formulando domande e proponendo risposte.

Domande:

a) quali sono le circostante specifiche in cui l’artista si pone il problema?

b) Quale è il problema?

c) Come la sua produzione è per lui la soluzione del problema?

Ecco le mie risposte:

a) le circostanze storiche specifiche in cui noi e lui ci troviamo sono quelle dell’epoca post-modema, epoca della caduta di tutte le grandi narrazioni politiche e religiose

che hanno dato, per secoli, direzione e senso all’esistenza. Con ciò sono venuti meno i presupposti della vita. senza verità non c’è vita. La nostra è l’epoca del disorientamento, della estraneità al mondo:

b) il problema, date le circostanze storiche è: dove attingere di nuovo le certezze che sono il presupposto del vivente e della vita?

c) la soluzione di Tommaso Brusca è la sua opera o meglio le sue opere. Una realtà architettonica pittoricamente reinterpretata, egli pensa, ci fornisce la risposta. I suoi lavori ci dicono che dobbiamo attingere nuovamente ai valori della tradizione cristiana: qui è la possibilità della salvezza. L’abbazia incorpora nella sua struttura i valori della religiosità cristiana. Si tratta di riproporla in modo tale che essa torni a parlare al cuore degli uomini. Penso che, nella sua attività, Tommaso Brusca sia stato guidato da queste considerazioni. Egli sa che la cattedrale gotica esprime l’accordo della forma architettonica con lo spirito del cristianesimo. La chiusura dell’edificio, la verticalità, i modi dell’organizzazione degli elementi (archi, finestre, colonne), le forme della luminosità, l’eleganza della razionalità della struttura sono il segno visibile di una visione della vita che autorizza a pensare che la via che va dal sensibile al soprasensibile, dal caduco all’eterno, dalla bellezza alla verità sia percorribile dall’uomo.

Così Tommaso Brusca raccoglie una sfida, a mio parere, difficile ma appassionante: tradurre in un nuovo registro figurativo, la pittura, lo spirito incorporato nella pietra, rivivificare un messaggio da noi dimenticato.

Tramite una sapiente scomposizione e ricomposizione degli elementi architettonici, l’uso originale del colore e della luce, della prospettiva (ogni elemento tende a proiettarsi verso l’alto) egli ci invita a recuperare una fede integra capace di calmare le angosce di un essere smarrito ed errante.

Il porto sicuro, ci avverte, è nella tradizione religiosa da cui veniamo e da cui ci siamo allontanati.

Opera

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