Cultura Sezze — 02 Marzo 2020
Quei bambini di Terezin, la Memoria dei piccoli

Per celebrare la giornata della memoria, lo scorso 27 gennaio 2020 l’Associazione Araba Fenice, in collaborazione con l’A.N.P.I. sezione di Sezze, il Magazzino centro studi d’arte, l’Associazione culturale le Colonne, il Centro studi di storia contemporanea Luigi Di Rosa e con il patrocinio del Comune di Sezze, ha organizzato, presso l’Auditorium San Michele Arcangelo di Sezze, l’evento “Farfalle dalle ali spezzate”.

La musica di clarinetto e violoncello ha accompagnato la lettura di brani e poesie e la proiezione di immagini per raccontare il campo di sterminio di Terezin e ricordare, in particolare, la memoria dei bambini che vi morirono.

Terezin è una città fortezza costruita vicino Praga tra il 1780 e il 1790 per volere dell’imperatore Giuseppe II d’Asburgo, figlio dell’imperatrice Maria Teresa da cui deriva il nome, per difendere i suoi territori dagli attacchi della Prussia.

Il paese ha la pianta a forma di stella, racchiusa da una fortificazione con due poli distinti: “la grande fortezza” e “la piccola fortezza”.

 “La grande fortezza” fu trasformata dai tedeschi, durante la seconda guerra mondiale, in un centro di raccolta ebrei in attesa di trasferimento nei campi di sterminio mentre “la piccola fortezza” venne utilizzata dalla Gestapo come prigione.

Il ghetto di Terezin accoglieva detenuti provenienti da tutta la Cecoslovacchia ma anche dall’Austria e dalla Germania costretti a lavorare come operai, in condizioni spaventose, per costruire strade e ferrovie.

Paradossalmente, solo per contrastare le voci, sempre più diffuse, sullo sterminio degli ebrei e convincere l’opinione pubblica del buon trattamento riservato agli ebrei “ospiti” di un “villaggio vacanze” gratuito, nel campo di Terezin furono girati dei cortometraggi propagandistici.

A Terezin, tra gli altri, vi furono circa quindicimila prigionieri bambini di cui ne sopravvissero solo cento, nessuno dei quali aveva meno di quattordici anni.

Grazie ai prigionieri adulti, molti dei quali artisti, studiosi e scrittori, questi bambini furono aiutati a sopravvivere alla crudeltà e ai soprusi della prigionia frequentando “scuole autogestite” dal ghetto, studiando musica e teatro, dedicando alcune ore del giorno al disegno per distogliere il loro pensiero dalla cruda realtà.

L’evento si è concluso con un balletto, eseguito dai ragazzi del Magazzino centro studi d’arte, e con la partecipazione di alcuni bambini che hanno realizzato disegni e scritto riflessioni sull’argomento.

Troppi bambini persero la vita nei campi di concentramento mentre i pochi sopravvissuti dovettero diventare grandi in fretta, perdendo per sempre la spensieratezza dei lori anni.

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Daniela De Angelis