Musica — 09 Agosto 2019
“Reset” e il boom nel 1999 dei Negrita

Il 1999 è stato un anno fortunato per i Negrita: dopo album che di volta in volta hanno permesso loro di conquistarsi una popolazione di fan ed estimatori sempre maggiore grazie ad un rock puro, semplice e privo di inutili artifizi, arriva la loro consacrazione ufficiale nel mainstream con “Reset, complice anche la scelta del trio comico di Aldo, Giovanni e Giacomo di interpellare il gruppo per la stesura di gran parte della colonna sonora del film“Così è la vita”. È stato anche uno dei loro ultimi lavori di rock nudo e crudo, prima di intraprendere la strada della sperimentazione di altre sonorità.

Consci di avere un pregio innato chiamato “naturalezza” nel concepire le canzoni, come nei lavori precedenti i Negrita non cedono alla tentazione di appesantire questo “Reset” con inutili elementi d’elettronica o altre “magie in studio”, e rimangono anzi fedeli alla volontà e necessità di creare un sound abbastanza vicino a quello che hanno in sede live, con una esecuzione che tuttavia rimane assolutamente precisa e pulita.

Lo capiamo fin dal primo brano “Mama maé”, (colonna sonora di “Così è la vita”),singolo apripista e classico brano rock dal tiro micidiale con chitarre che duellano tra loro.

Ancora più convincente è la successiva “Negativo”, con un testo provocatorio e un verso in cui si recita ‘Il vecchio Bruni è morto’, a significare chissà quale passato del vocalist.

A seguire “Transalcolico”rabbiosa ed energica, “Halleluia”, con un bel lavoro ai cori, e i due esperimenti intitolati “Papesatàn” e “Tk.064”, strumentali accattivanti in chiave simil-blues.

Le ballate non si allontanano molto rispetto al passato della band; molte sonorità tipiche degli album precedenti come “Lontani dal mondo” o “Bonanza” si sono ormai dissolte, ma ci troviamo di fronte a brani altrettanto validi: da una parte le dolci e melanconiche “Hollywood” e  “Fragile”, dall’altra “In ogni atomo” che “Cuore di cemento” certamente piu’ energiche ed incisive.

Non dimentichiamo però l’ottimo groove che pervade “Provo a difendermi”, e gli effetti in stile Garbage (un gruppo che i Negrita hanno ascoltato non poco) di “Life”, che alla fine serpeggiano in tutto l’album senza mai contaminare negativamente lo spirito rock che anima i cinque aretini.

“Reset” si lascia ascoltare con piacere, scorre, rimane impresso nella mente sin dal primo ascolto e risulta un lavoro onesto, nel senso che non si cerca di strafare e di dimostrare qualcosa a qualcuno. È semplice, puro e ben suonato. In fondo, è questo ciò che conta.

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Matteo Fraccarolo