Cultura Roccasecca dei Volsci — 28 maggio 2012
Roccasecca dei Volsci, il destino è nel nome

Il paese fu costruito sui resti di un’antica torre di avvistamento romana dalla quale sorse l’odierna cittadina di origine volsca

È comprovato che fino al 1205 fu chiamata “Castrum Crucis”, nome del colle sul quale si stanziarono parte degli abitanti fuggiti dalla distrutta Privernum romana

È l’intenso verde degli ulivi, dei castagni e dei lecci che fa da sfondo alla deliziosa cittadina di Roccasecca dei Volsci. La sua posizione geografica è unica, capace di trasmettere forti sensazioni, perché rivela un magnifico panorama essendo arroccata sul monte Curio a 376 metri sul livello del mare. Ci troviamo nell’antica terra dei Volsci, popolazione dal forte temperamento, sempre in lotta con l’impero romano e mai si piegò del tutto ad esso grazie alla sua tenace indole e alla sua marcata identità culturale. L’etimologia del suo nome, ad oggi, è ancora poco chiara, forse si riferisce al fatto che essa fu costruita sui resti di un’antica torre d’avvistamento romana e da questa poi si sviluppò il successivo impianto urbano medievale posto ad efficace difesa della città. È comprovato che fino al 1205 fu chiamata “Castrum Crucis”, nome del colle sul quale si stanziarono parte degli abitanti fuggiti dalla distrutta Privernum romana. Dal XIII al XVI secolo appartenne all’importante casato dei Conti di Ceccano, poi questi nel 1536 vendettero la città ai Carafa. Nei due anni successivi fu dominio della famiglia Massimo, la quale nel 1761 passò Roccasecca al marchese Angelo Gabrielli, ultimo suo possessore fino alla generale soppressione dei feudi. La sua importanza fu sempre dovuta al posizionamento geografico strategico che rivestiva e per questo fu più volte attaccata subendo due pesanti distruzioni: la prima per mano di papa Onorio II nel 1125, mentre la seconda ad opera del Re francese Carlo VIII nel 1495. Roccasecca dei Volsci si stanzia nelle vicinanze della valle dell’Amaseno particolarmente decantata nella celebre opera letteraria classica “Eneide” scritta da Virgilio. Tale composizione narra del particolare episodio, contenuto nel capitolo XI, che vede come protagonisti Metabo e Camilla. Metabo è il re dei Volsci cacciato dalla città di Priverno a seguito di un’insurrezione popolare. Una volta scappato, portando tra le braccia la piccola Camilla, vaga attraverso gli impervi monti per sfuggire ai nemici che gli danno la caccia. La narrazione culmina quando Metabo e Camilla giungono presso il fiume Amaseno, dove il corso d’acqua è particolarmente tumultuoso ed ingrossato a causa della piena. Il Re, quindi, si trova in difficoltà nell’attraversarlo a nuoto con la piccola Camilla tra le braccia. A questo punto Metabo decide con coraggio e determinazione di avvolgere la bimba in una scorza di sughero e di legarla alla sua possente lancia, scagliandola con forza al di là del fiume. Il Re ha successo nella sua temeraria impresa e fa giungere la lancia con la piccina in salvo nella riva opposta dell’Amaseno, avvenimento che con tutta probabilità, stando alla fonte letteraria, avvenne alle pendici del monte Arto. In conclusione si può ben affermare che Roccasecca dei Volsci sia uno splendido luogo incantato sia per le sue caratteristiche paesaggistiche che lo contraddistinguono, sia per la sua bellezza storico-architettonica e soprattutto per la sua fama letteraria. È bello sapere che un paesino così piccolo racchiude in sè tanti tesori e ciò conferma quanto sia importante preservarli e tramandarli alle generazioni future.

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redazione