Cultura Norma slider — 03 Agosto 2020
Sala delle Muse, perla del Museo di Norma

Ogni Museo è custode e scrigno di reperti, immagini e opere. Oggetti preziosi che sono testimonianza della storia di un luogo, ma anche degli uomini che nel tempo lo hanno vissuto, attraverso le diverse forme artigiane e artistiche in cui essi si sono espressi lasciando traccia del proprio passaggio. Ed è proprio alle Arti, di cui le mitiche Muse sono ispiratrici, che il termine “museo” si riferisce, traendo origine. A Norma, sulla rupe lepina a picco sull’Agro Pontino, il museo archeologico ha anche una Sala affrescata, intitolata proprio alle Muse.

La Sala delle Muse del Museo di Norma è il tema a cui è dedicato uno dei video “flash” di luglio, divulgati con successo dalla pagina Facebook Amici dell’Antica Norba, nell’ambito del progetto “Civiltà Lepine”.

Una dimostrazione del fatto che i musei non sono soltanto contenitori, ma possono costituire essi stessi un luogo-oggetto, testimonianza narrante del tempo e della comunità che lo ha vissuto.

La Sala delle muse costituisce uno degli ambienti più rappresentativi del Museo archeologico “Padre Saggi”. Posta al pian terreno, nel cuore dell’edificio, prende nome dalla decorazione pittorica delle sue pareti, adornate dalle immagini delle Muse ispiratrici delle arti che compaiono al centro, tra due colonne a spirale su sfondo paesaggistico, tra uno zoccolo dipinto a riquadrature e una fascia di ghirlande di fiori e paffuti amorini. Ognuna delle muse è riconoscibile, grazie alle scritte in latino ai loro piedi, alla loro posa e agli oggetti con i quali sono ritratte. Partendo dalla parete destra, ci sono: Calliope, musa dell’epica, Clio, ispiratrice della storia, Erato musa della poesia lirica. Sulla parete posteriore: Tersicore “che si diletta nella danza” ed Euterpe “colei che rallegra” con la musica. Sulla parete sinistra si notano: Polimnia, musa dell’oratoria e Urania “la celeste” musa dell’astronomia con il suo telescopio, tra di loro il dio Apollo con la sua cetra e il capo raggiato. Sulla parete frontale, con una maschera in mano Talia, musa della commedia e Melpomene, musa della tragedia. Tra loro campeggia uno stemma caratterizzato da un’aquila e da un drago, proprio del casato Borghese. Questo elemento, insieme allo stile ed il gusto decorativo tipici della cultura provinciale romantica, permettono di collocare cronologicamente la sala alla prima metà dell’Ottocento.

Come narra Esiodo, le nove muse, sono figlie di Zeus e Mnemosine, la “memoria” e in questa sala sono davvero testimoni e custodi della memoria storica, sociale e culturale di Norma.
Le funzioni e gli usi che la sala ha assunto nel corso del tempo restituiscono infatti un piccolo spaccato storico e sociale del paese e della sua comunità. Tra il 1879 e il 1882, insieme agli altri ambienti che oggi costituiscono il museo, la sala è parte del “casino di abitazione dell’affittuario in via Marengo 11”, dopodiché l’edificio verrà adibito a sede comunale e la sala utilizzata come aula consiliare. Negli anni ‘70, con il trasferimento del Comune nell’attuale sede, viene usata come sala prove della banda locale. Dal 1995, con l’istituzione del Museo civico, la sala è luogo di accoglienza dei visitatori, che qui possono conoscere la storia dell’antica Norba attraverso un video ricostruttivo e partecipare ai tanti incontri e conferenze organizzati dal museo.

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Autore dell'articolo

Beatrice Cappelletti
Beatrice Cappelletti