Attualità Latina slider — 17 Aprile 2020
Salvare spazi culturali, l’appello di Fed.It.Art

Sapete perché si dice che a teatro il viola “porta male”? Perché è il colore dei paramenti sacri usati durante la Quaresima e nel Medioevo, proprio durante quel periodo, venivano vietati tutti i tipi di rappresentazioni teatrali e spettacoli pubblici che si tenevano per le vie e le piazze della città, con conseguenze drammatiche a livello economico per le compagnie teatrali.

Oggi la storia sembra ripetersi in un’inquietante analogia che coinvolge non solo i lavoratori dello spettacolo.

La Quaresima sta coincidendo per molti Paesi con la quarantena imposta per contenere il dilagare del Coronavirus. E per i teatri sembra essere tornati indietro di mille anni.

I DPCM, i cosiddetti Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, con cui abbiamo dovuto familiarizzare nel corso degli ultimi trenta giorni, prevedono misure di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese colpite dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, ma non vi sono specifici riferimenti ai lavoratori dello spettacolo.

A tal proposito è intervenuta la Fed.It.Art., la Federazione Italiana Artisti, un’associazione di categoria che ha rivolto un accorato appello al Premier Conte, al Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri e al Ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini, affinché venga inserita nel Decreto ministeriale di aprile la creazione di un fondo speciale salva spazi culturali, che assicuri un aiuto alle piccole ma essenziali realtà artistiche italiane che rischiano di non poter riaprire i battenti mai più.

Fed.It.Art. denuncia come tanti associati siano strangolati da affitti con proprietari privati, da tasse locali, da quote di iscrizione e abbonamenti da restituire. L’aggregazione fisica appartiene alle fondamenta delle scuole di danza, di teatro, di formazione artistica, e per loro riaprire sarà ancora più difficile: “Siamo scuole di musica, teatro e danza, piccole sale e teatri – scrive nell’appello Fed.It.Art. che si fa portavoce di oltre 350 realtà locali italiane -. Siamo gli animatori culturali territoriali, dislocati capillarmente in tutta Italia, che garantiscono occasione di aggregazione, coesione sociale, senso di comunità. Siamo volano di economia, garantiamo un presidio ed una formazione culturale  evoluta ed aperta a tutti. Siamo noi. Siamo stati i primi a chiudere le porte, saremo gli ultimi a riaprirle, ma siamo importanti”.

Quanto preziosa e importante sia l’arte, in qualche forma essa di estrinsechi, lo comprendiamo meglio in questi giorni di chiusura forzata. Musei digitali che permettono visite virtuali, concerti ed eventi in streaming. L’arte ci sta aiutando a sopravvivere moralmente.

L’augurio più grande che possiamo fare a chi fino ad oggi con enormi sacrifici ha nutrito il nostro spirito e le nostre menti, è quello di poter ottenere un sostegno economico che gli consenta di proseguire nel lavoro di accrescimento culturale del pubblico.

Perché la cultura, come diceva Claudio Abbado “È un bene comune primario come l’acqua; i teatri, le biblioteche e i cinema sono come tanti acquedotti”. E non si può smettere di bere…

 

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Autore dell'articolo

Silvia Frisina
Silvia Frisina