Miti e Leggende — 17 Dicembre 2020
Santa Marta di Betania e la leggenda del drago

Questo mese viene dedicato a Santa Marta di Betania e al suo incontro con un drago in uno scenario calato perfettamente nella tradizione cristiana medievale, all’interno della quale l’archetipo del drago incarna il male e la morte e la figura salvifica di Santa Marta diviene liberatrice ed eroina della Croce.

Dopo la morte di Gesù, come narra la leggenda, Marta si recò con i suoi due fratelli nel sud della Francia per svolgere opera di missionaria.

A quel tempo in un vasto lago (o forse nel Rodano, la cosa non è del tutto chiara), nei pressi di una cittadina della Francia meridionale di nome Nerluc viveva un terribile drago che si chiamava Tarasque. Era gigantesco e aveva delle scintillanti squame blu di acciaio. Veniva sempre sulla terra per assalire e divorare il bestiame che pascolava nelle vicinanze o anche viandanti o contadini. Gli abitanti del vicinato erano sempre più disperati e alla fine inviarono un messaggero al loro re chiedendogli un aiuto sollecito. Ma quegli aveva di meglio da fare, e anche i numerosi cavalieri nobili non avevano voglia di occuparsi di un drago che non custodiva nemmeno un tesoro o una bella fanciulla che si potesse trattenere come ricompensa dei propri sforzi. E dato che il drago mangiava solo degli stupidi contadini, la cosa non era certo un affare di stato. In breve, nessuno si curò dei problemi degli abitanti di Nerluc finché Marta, una fanciulla tenera e bella, venne per quella strada, o piuttosto scese da una nave, essendo appena arrivata in quella regione. La sua fama si era diffusa da tempo fin lì, e ora venne supplicata dalla gente perché venisse in loro aiuto. Marta non stette tanto a pensarci: con coraggio si recò là dove si trovava il drago intento a eliminare i resti di un povero pastore. Era talmente impegnato in questa sua attività che Marta poté avvicinarglisi senza farsi notare. In precedenza aveva preso due rami da terra che tenne davanti a sé a forma di croce mentre si avvicinava al drago. Inoltre iniziò a cantare lodi al Signore con la sua bella voce, e avvenne il miracolo che il drago si accucciò ai suoi piedi mite come un cagnolino e si mise ad ascoltarla. Allora la fanciulla lo spruzzò con l’acqua benedetta, avvolse la propria cinta attorno al collo del drago e lo condusse nella cittadina, dove egli la seguì docile come un agnello; là esso venne lapidato a morte dagli abitanti incolleriti, che alla fine naturalmente si convertirono al cristianesimo. In ricordo di questo avvenimento chiamarono la loro città Tarascona e da allora in poi ogni anno celebrano una festa in cui si ricorda la liberazione da questo drago e si porta in trionfo per la città un fantoccio di Tarasque”.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova