Attualità Sezze slider — 07 marzo 2017
Shoah, raccontare l’indicibile

L’Olocausto è un termine che, dalla seconda metà del ventesimo secolo, viene utilizzato per indicare il genocidio che la Germania nazista ed i suoi alleati idearono e realizzarono a danno degli ebrei d’Europa e di quelle categorie ritenute “indesiderabili” dalla dottrina nazista. Indesiderabili erano i prigionieri di guerra sovietici, gli oppositori politici, i gruppi etnici quali romsintijenisch, i gruppi religiosi come testimoni di Geova e pentecostali, gli omosessuali, i malati di mente e i portatori di handicap.

L’Olocausto, inteso come sacrificio, con riferimento allo sterminio degli Ebrei, viene identificato più propriamente con il termine Shoah che, in ebraico significa catastrofe e distruzione.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dal primo novembre 2005, ha voluto ricordare questa triste pagina della nostra storia con una “giornata della memoria” da celebrarsi quale ricorrenza internazionale il 27 di gennaio di ogni anno. La scelta della data non è casuale e coincide con il giorno in cui il campo di concentramento di Auschwitz fu scoperto e quindi liberato dalle truppe sovietiche dell’Armata Rossa.

A Sezze, l’Associazione no profit Araba Felice, da tempo impegnata nella promozione di attività di natura socio-culturale, per il terzo anno consecutivo ha voluto celebrare la giornata della memoria coinvolgendo altre associazioni del territorio e persone mosse dal comune desiderio di dedicare una serata alla riflessione ed al raccoglimento.

Il filo conduttore della serata è stato il libro di Anna Segre e Gloria Pavoncello, “Judenrampe. Gli ultimi testimoni”, da cui sono stati tratti i brani e le poesie letti e recitati durante la serata che si è tenuta a Sezze presso il Centro Polifunzionale Colonne di Tito di Via Roma.

Il libro racconta le testimonianze raccolte tra i sopravvissuti che, all’epoca dei fatti erano solo bambini o adolescenti. Dalla lettura dei loro racconti, emerge la paura e la disperazione che li hanno accompagnati sia all’interno dei campi che, successivamente, una volta usciti vivi miracolosamente.

Attraverso le parole del libro, sono stati ricordati gli orrori compiuti nei campi di concentramento disseminati in Europa durante la seconda guerra mondiale di cui, quello più conosciuto e anche più grande era proprio quello di Auschwitz.

A rendere ancora più toccante la serata, un balletto eseguito dal maestro Vincenzo Persi e la canzone Auschwitz di Francesco Guccini interpretata da Giorgia Luccone.

L’Associazione Araba Felice, ancora una volta ha saputo organizzare, come è nel suo stile, un evento sobrio e di grande interesse che ha permesso, ad un pubblico partecipe ed attento, di celebrare il giorno della memoria nella speranza che il ricordo del passato possa servire da esempio per il futuro.

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Autore dell'articolo

Daniela De Angelis