Miti e Leggende — 03 Agosto 2020
Sigfrido e il Drago, tra mito e opera

… Ma con questo le avventure con i draghi di Sigfrido non erano per nulla finite, perché subito dopo la bella Florigunda, figlia del re di Worms, dovette essere liberata dalle grinfie di un potente drago che la aveva rapita e che ora la teneva prigioniera già da moltissimi anni. I suoi genitori erano naturalmente inconsolabili, e inviarono ovunque messaggeri per sapere dove si nascondesse il drago. Alla fine vennero a sapere che esso si trovava sulla pietra del drago. Per una serie di circostanze, Sigfrido e il re fecero la rispettiva conoscenza e l’esperto nemico dei draghi si mise in cammino per andare a liberare la giovane dalle grinfie del mostro. Per la strada ebbe un paio di scaramucce, fra cui una con un gigante che custodiva la chiave per accedere alla stanza che sta in profondità sotto terra in cui veniva custodita la giovane. Il nano Egwald che Sigfrido incontrò e che lo aveva aiutato contro il gigante, lo accompagnò da Florigunda. Mentre i due innamorati si intrattenevano tra loro (perché ovviamente si innamorarono l’uno dell’altra) il drago, ritornò da una gita, si rese conto di quello che era successo e si arrabbiò terribilmente. Aveva nutrito la giovane per quattro anni e l’aveva riscaldata accuratamente con il suo calore, “perché allora si stendeva sul bordo del crepaccio e fermava vento, freddo e gelo. Lasciava i posto solo per procurarsi il cibo. Insomma, in tutto si comportava come un tenero innamorato e un fidanzato attento”. Allora il drago si precipitò come un guerriero contro Sigfrido e lo colpì con le fiamme finché la pelle del giovane non minacciò di liquefarsi. Così Sigfrido fuggì all’interno della montagna finché non tornò a solidificarsi. Nel frattempo il drago si era calmato tanto da invocare l’aiuto di sessanta giovani suoi pari. Questi però fuggirono quando Sigfrido, con nuovo slancio e una pelle indurita diede l’assalto e incominciò a combattere come un forsennato. Si tornò a combattere dappertutto, il drago sputava fuoco e dimenava la coda tutto attorno, finché Sigfrido riuscì ad assestare un bel colpo e staccè la coda dal tronco. Con questo colpo la collera del drago salì alle stelle, ma nel frattempo l’eroe riuscì ad infilzare il corpo del mostro con la sua spada. A questo punto Sigfrido raccolse tutte le forze che gli restavano e affondò l’arma sempre più a fondo finché riuscì a trafiggere il cuore, e il drago morì. Quando Florigunda si accorse che tutto ad un tratto c’erano calma e silenzio, uscì fuori, trovò il suo innamorato disteso a terra come morto con le labbra nere come il carbone e perse i sensi. Per farla breve, i due si ripresero e festeggiarono insieme la vittoria con il re dei nani Egwald e i suoi sudditi. Senza informarsi del legittimo proprietario, in seguito Sigfrido si impadronì dell’enorme tesoro che era stato custodito dal drago e con la sua sposa fece ritorno nella sua patria, dove la prese in moglie e visse felice con lei e con i loro figli per qualche anno. Ma infine venne ucciso come il Sigfrido del Canto dei Nibelunghi e il Sigurd dell’ Edda: la spada del suo assassino lo colpì proprio laddove il drago non era riuscito a farlo.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
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