Miti e Leggende — 09 Agosto 2019
Sol e Mani e l’invidia divina

Una delle caratteristiche dei miti nordici è il voler tradurre nel proprio linguaggio fantastico i fenomeni naturali, inserendoli in trame narrative ricche di riferimenti simbolici. Si tratta, in fondo, dello sforzo di un’umanità alla ricerca dei significati delle cose e in cui la «scienza» è patrimonio di tutti. Esse si inseriscono in una globalità che è quella del mito visceralmente connesso all’alternarsi quotidiano del giorno e della notte, della luce e delle tenebre: l’alone di mistero della Creazione e il fascino sempiterno che nessuna scienza sarà mai in grado di dissipare. Nella mitologia norrena, si narra che uno dei primi abitanti dell’universo, un certo “Mundiìfari”, ebbe due figli, un maschio ed una femmina. I due infanti erano davvero di una bellezza fuori dal comune, con quel loro colorito roseo e quelle guance paffute. Il genitore, orgoglioso di una simile progenie, pensò che i suoi figli non potevano avere dei nomi qualsiasi, ma meritavano degli appellativi degni della loro bellezza. Allora chiamò la fanciulla “Sol”, “sole”, e il maschio “Mani”, “luna”, pensando che solo i due astri li eguagliassero in perfezione estetica. Ma gli dèi, che avevano creato il sole da una favilla incandescente, si sentirono offesi da tanta presunzione: come poteva un comune mortale appropriarsi dei nomi degli astri da loro creati? Tanta vanagloria andava punita severamente. Sol, che intanto era andata in sposa a “Gienr”, “splendore”, fu prelevata dalla terra e messa su nel cielo a fare da postiglione al carro che trasporta il sole. L’immensa carrozza, lambita costantemente da tremende lingue di fuoco, è trainata da due possenti destrieri: “Arvarkr”, “prima veglia” e “Alsvidhr”, “supremo nella forza” oppure “molto saggio”. Un portentoso mantice provvede a raffreddare i ventri dei cavalli, preservandoli dalle fiamme. Ogni giorno, e lo si può osservare guardando il cielo, l’imponente carro guidato dalla bellissima Sol si muove da est verso ovest ed è inseguito da uno spaventoso lupo, “Skoll”, il “traditore”. La bestia nacque in una foresta ad oriente di “Midhgard”, la famosa “foresta di ferro”, da una strega orribile, che generò una moltitudine di belve fameliche, disseminate per il mondo. Mani, il fratello di Sol, fu invece posto alla guida del carro che trasporta la luna, determinandone il sorgere o il calare. Ma nel cielo stellato Mani si sentiva solo e un giorno rapì dalla terra “Bil” e “Hinki”, due bambini che stavano guardando la luna nel pozzo. I due fanciulli furono legati al carro lunare e infatti, se si osserva attentamente la superficie lunare, si vedono delle chiazze scure: sono i due infelici che si dimenano. Ecco perché i vecchi, seduti davanti al focolare, raccontano questa storia ai loro nipoti: c’è sempre pericolo che Mani rapisca altri bambini quando vanno a prendere l’acqua nel pozzo e si affacciano stupidamente per vederne il fondo. I miti sono un monito contro le inconsapevoli e superbe azioni umane, ma soprattutto portatori di speranza.

(Visited 14 times, 1 visits today)

Articoli correlati

Condividi

Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova