Cultura Norma slider — 22 gennaio 2014
Storia della Fontana, simbolo del paese

Il monumento di Piazza Cestio rappresenta non solo l’arrivo dell’acqua ma la storia moderna di Norma

Nel 1883 il sindaco Filippo Petriconi comunicò ufficialmente l’avvio deilavori perpotercondurre in paese l’acqua dalla sorgente La Fota

Fontana Norma 16 ottobre 1908

Oggi rappresenta il centro del paese, il luogo delle feste, il punto di ritrovo e di sosta lungo le passeggiate nel Corso di Norma, ma la fontana pubblica di Piazza Cestio, la sola che tutti i normesi indicano come “la Fontana”, rappresenta anche molto di più per il suo paese: un monumento simbolo della sua storia moderna e della sua crescita civile e sociale. Realizzata in alabastro e lega di piombo e alluminio, è costituita da una vasca con colonna centrale decorata con una testa di donna e due leoni laterali, dalle cui bocche sgorga l’acqua. Sulla fronte della colonna si trova la data di costruzione, 1898 e sul retro una targa reca la scritta “Ricca polla di purissima e ottima acqua per tutti i suoi caratteri fisici impareggiabile”, redatta dal prof. Angelo Secchi incaricato di esaminarne l’acqua. Erano gli ultimi decenni dell’Ottocento quando Norma, un paese rurale, isolato su un’altura, cominciava ad estendersi ed aprirsi da un punto di vista economico ed urbanistico, anche grazie alla costruzione della cosiddetta “strada romana” che dal 1863 collegava alla via Appia e alle altre strade principali dell’area. Così la strada del Borgo, come ancora oggi i normesi chiamano “via del corso” e così definita perché esterna alla Porta Maggiore del paese, si appresta a diventare parte integrante dell’abitato, fino a divenirne il centro cittadino ai nostri giorni.

Nel corso degli anni Ottanta dell’Ottocento, il paese di Norma affrontò e risolse il problema dell’approvvigionamento di acqua potabile. Nel 1883 il sindaco Filippo Petriconi comunicò ufficialmente l’avvio dei lavori per poter condurre in paese l’acqua proveniente dalla sorgente La Fota, situata ai piedi del Monte Semprevisa, nell’area di Carpineto. Un decreto autorizzava i comuni di Norma e Cori all’espropriazione di 12 once d’acqua per pubblica utilità. Il 7 novembre 1886 venne inaugurato il “primo gettito” dell’acqua, che all’epoca scorreva da una cannella fissata su una piccola colonna riversandosi in tino ligneo. L’evento venne festeggiato con una grande cerimonia e l’arrivo dell’acqua fu accompagnato dall’inno della neonata Italia. Nel febbraio del 1887, il consiglio comunale, guidato dal sindaco Giuseppe Felici, stabilì l’acquisto di quattro ventitreesimi dell’acqua della Fota per ottomila lire. Questo, oltre a garantire un sufficiente approvvigionamento idrico, permise anche lo svolgimento della tradizionale “Fiera delle merci” annule, da tempo abbandonata per mancanza di acqua. Qualche mese più tardi venne approvato anche il progetto redatto dall’ingegnere Vittorio Manni che, nell’ottobre del 1898, realizzò definitivamente l’attuale fontana, per un costo di 345,50 lire. La cerimonia di inaugurazione ufficiale avvenne dieci anni più tardi, nel 1908, lo stesso anno in cui giunse a Norma il telegrafo. In quell’occasione l’opera fu completata con l’aggiunta del riparo ancora esistente intorno alla fontana, costituito da 10 colonnette e 6 ferri, costato 212, 40 lire. Anche se da qualche decennio non è più gremita dei numerosi “cuncuni”, tipici recipienti in rame usati dalle donne normesi per portare l’acqua, “la Fontana” di Norma è sempre testimone del vociare di giovani e anziani che lì si ritrovano, dei giochi e delle grida dei bambini all’uscita da scuola, dei canti e dei balli nei giorni di festa normesi.

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Autore dell'articolo

Beatrice Cappelletti
Beatrice Cappelletti