Racconti — 31 Gennaio 2019
Storia di Alvise

Alvise non sapeva spiegarsi come si fosse ribaltato il carro, all’improvviso. Un attimo prima saliva tranquillo le coste per Maenza, guidando le bestiein salita, e poi niente, s’era ritrovato sotto, schiacciato, gli animaliche muggivano a morte, arrabbiati come il mare d’inverno. Il legno s’era scheggiato in mille punte che gli avevano trapassato le gambe, il busto, le mani. Aveva perso i buoi e la gamba destra era rimasta offesa, lasciandolo claudicante. Era un giovane uomo, bello, risoluto e forte, rimanere offeso in quel modo crudele lo aveva reso ombroso, nervoso, difficile.

Un pomeriggio stava seduto sugli scalinidi casa, al centro delpaese. Osservava le donne uscire dalla messa. Aspettava il passaggio di Rosa, una giovane e bella pastora che portava formaggi e ricotte casa per casa. La osservava ammirato camminare dritta, seria seria, le trecce castane arrotolate sulle orecchie e un panno per sostenere i latticini freschi su una piccola spianatora in equilibrio sulla testa. Qualche mese prima le aveva palesato i suoi sentimenti: era un giovane onesto e aveva intenzioni serie; lei sarebbe andata a vivere con lui e gli anziani genitori là in paese, sarebbe stata una signora, non avrebbe più indossato quegli scarponi maschili e le calze lunghe di lana; lui l’avrebbe coperta di panni fini, le avrebbe regalato uno zinale bianco, un fazzoletto e pure gli ori. Lei non gli aveva dato una risposta ma gli sorrideva quando gli passava vicino e abbassava gli occhi.

Adesso, rimasto offeso, avrebbe voluto sposarla ugualmente perchéera rimasto comunque un bel giovane ed era benestante. Aveva diverse terre che lavorava insieme al padre e al fratello minore. Avevano una bella casa proprio al centro del paese, vicino alla chiesa e proprio sotto il Castello e non gli mancava niente, soprattutto l’ardore dei vent’anni. Rosa avrebbe sorriso sempre con lui perché le avrebbe voluto bene, sarebbe stata la sua regina. Lei però, non gli aveva più rivolto lo sguardo ne’ il sorriso. “Forse è spaventata”, pensava Alvise. Mentre rifletteva a come fermare la ragazza e alle parole da rivolgerle senza intimorirla, inaspettatamente gli si accostò Giovanni, un vicino maligno e arrogante: <<Compa’, oggi chi pianta la Croce?>>

Non erano nemici ma le famiglie si erano fatte piccoli reciproci sgarbi, eppure con quella frase voleva intendere:“Tra di noi chi sopravvivrà all’altro? Chi morirà oggi?” Intanto quellogli si era buttato addosso per ferirlo con un grosso coltello, lo colpì sulle braccia ma Alvise, svelto a difendersi,tirò fuori la lama che teneva in tasca e gli tagliò la gola.

Non fu arrestato, per via delle diverse testimonianze cheavevano assistito all’aggressione: Tutti dissero che Alvise era stato assalito e si era difeso. I carabinieri ebbero rispetto anche della sua mutilazione. La Pretura avrebbe voluto indagare meglio, avrebbe voluto chiedere le ragioni, le parole, conoscere i motivi degli sgarbi, del perché entrambi girassero col coltello in tasca. Un parente di Alvise che gli voleva bene, impiegato al Comune, pensò di aiutare il giovane zoppo risparmiandogli la macchina della Giustizia: fece un abuso stilando un falso atto di morte. Glielo disse ma non lo avvisò di stare zitto e muto, di non farsi vedere in giro, di non cercare attenzione, in modo da passare inosservato, per morto insomma. Presto si sarebbero dimenticati di lui e tutto sarebbe tornato a posto, perché col tempo il reato si sarebbe estinto e Alvise sarebbe stato di nuovo libero come il vento. Si fidò del buonsenso del parente.

Alvise erasgomento di quanto successo. Non era un violento ma in un attimo si era reso assassino. Non dormiva più la notte. Inoltre non si fidava delle carte, non credeva davvero che il suo parente avesse stilato l’atto di morte. Perciò quando andavaall’osteriaparlava sempre di questa brutta faccenda e le frasiignoranti che riceveva lo rendevano sempre più impaurito ed ansioso. Era in attesa tutti i giorni dei carabinieri per spiegarsi e raccontare bene il fatto. Non voleva passare per assassino, lui era stato aggredito, altrimenti non sarebbe successo niente. I pensieri gli giravano in testa come un carosello sempre uguale e malevolo. Passò un bel po’ di tempo, poi non ce la fece più ad aspettare, prese la corriera e andò a Frosinone. Si presentò in Pretura con le grucce e cappello in mano e chiese il motivo per cui non lo chiamavano al processo.

Così la Giustizia scoprì che Alvise era vivo. Andarono in Giudizio, fu una causa lunga e costosa, fatta di sofferenze e umiliazioni. Infine ottenne l’assoluzione per legittima difesa. Questo lo fece sentire finalmente in pace con se’ stesso. Rimase povero però. Aveva perso i suoi beni che aveva dovuto vendere per pagare l’onorario dell’avvocato che lo aveva assistito evitandogli guai e galera. Aveva perso Rosa la pastorache, stanca di aspettare conferme d’amore,si era sposata con un altro paesano.

(Visited 12 times, 1 visits today)

Articoli correlati

Condividi

Autore dell'articolo

Avatar
Lucia Fusco