Racconti — 01 giugno 2017
STORIA DI ANTONIA

Sfinita, le braccia abbandonate lungo il corpo, la morte vinceva sulla forza della vita. Il medico si era raccomandato: <<Anacle’ basta figli! Moglieta la u’ accide?>> ma la passione era stata più forte. La bimba, Angela Maria, era una cosina chiara, il sangue di Maria fuggì lentamente così che le due poterono baciarsi e salutarsi. La piccola fu data immediatamente a balia.

La matrigna entrò in casa appena finiti i sei mesi di lutto. Due maschietti e due femminucce si avvicinarono turbati. Vicino al babbo c’era una signora alta, un sorriso triste le solcava il volto bello non più giovane. Anacleto si era risposato subito perché sua mamma Righetta, ormai anziana, non poteva allevare da sola quattro nipoti piccoli più la neonata. La nuova mamma portava in braccio la piccola Angela Maria: <<Questa creatura la faremo sposa di Gesù>>. Antonia pensò che anche lei avrebbe voluto farsi suora ma non lo disse. Si limitò ad accarezzare il piedino della sorella, cercando un contatto che si trasformasse in carezza con la mano di Caterina. La donna aveva a sua volta perso il suo unico figlio. Il giovane marito era partito per le Americhe e non aveva più dato notizie. Aveva potuto sposare Anacleto in quanto un susarolo amico testimoniò la morte del coniuge in quelle terre lontane, al di là dell’oceano.

Il più grande aveva otto anni. Antonia solo tre. Caterina era buona ma rigida, beghina, tutto era peccato. Anacleto amava i figli, li difendeva dalla freddezza della nuova sposa ma, al contrario di Maria, che era stata docile e remissiva, Caterina gli si ribellava: <<Cetto, lasseme perde! Lasso te e le criature, ‘n ci la faccio più!>>. Anacleto imparò a tacere e ad accettare la nuova moglie, parlando ai figli con gli occhi, insegnando loro l’ubbidienza, il silenzio, la pazienza.

Aveva i terreni in zona Cantiere, vicino Cirio, “ai paludi”, dove coltivava patate, grano, granturco; Antonia e i fratelli più grandi aiutavano il padre piantando il granturco e allentando le piantine. Diventando grandi impararono a zappare e i lavori più pesanti.

Le due bambine aiutavano anche in casa. In particolare la matrigna insegnò sin dalla più tenera età ad Antonia a fare il pane, i dolci, a cucinare, ad accudire la casa. La bimba, sempre oberata dalle faccende domestiche, potè frequentare poco la scuola, un po’ al Melogrosso nei mesi freddi, nel tempo del raccolto al Casaletto Santoro ai paludi. Imparò a leggere e scrivere, era bravissima con la matematica. Tabelline, operazioni, problemi per lei erano un piacere. Ma la scuola non era il suo destino, già da piccola aveva già le responsabilità di una donna grande. Pregava la Madonnina che la facesse suora ma non osava dichiararlo alla matrigna, che prediligeva fra tutti la piccola Angela Maria.

Crebbe pensando che maritarsi era una disgrazia: il papà, che pure era buono e adorato era stato la causa della morte della mamma. Angela Maria aveva espresso la vocazione di intraprendere la vita religiosa. Antonia capì che anche quella strada era chiusa per lei, ma l’amore la preoccupava. Gli uomini per lei erano “ombra”. Non permetteva a nessuno di prenderla “in giro”, non considerava i complimenti, gli sguardi, non desiderava un fidanzato.

Caterina era felice della vocazione di Angela Maria ma contrastava Antonia: <<Che! Ti u’ fa’ zitella? I marito ti ci vo’>>. Un giorno, un certo Luigi, mentre era in visita da un loro vicino, vide passare Antonia. Un fulmine gli incendiò l’anima. Bella, la treccia nera, gli occhi azzurri, il fisico snello. Aveva quindici anni. Lui dieci di più. Anche Antonia lo notò passando. Era un bel giovane fatto col pennello, il sorriso simpatico, occhi e capelli scuri. I vicini gli proponevano il fidanzamento con una ricca figlia unica della loro famiglia, ma Luigi rifiutò: <<Di chi è figlia quella bella ragazza?>>. Gli raccontarono di Antonia, spiegando quant’era bella, buona, capace a fare a tutto, seria. Ma senza “robe”.

Luigi era benestante di suo, perciò andò dove il cuore lo portava e cioè a casa di Antonia dove si fece accettare e amare da tutti, con poche parole. Antonia, nonostante le sue paure e un’evidente differenza di età, gradì quel fidanzato bello, serio e disinvolto.

Antonia era avvenente e bravissima ma la mamma di Luigi, Angeluccia, era “incontentabile”. Desiderava una benestante e faceva di tutto per allontanare i due innamorati. Nel 1947, dopo tre anni d’amore, le molestie per convincerlo a fidanzarsi con una sua parente ricca non cessavano. Luigi uscì di casa e andò ad aspettare Antonia a Piazza dei Leoni dove le suore insegnavano l’arte del ricamo. <<’Nto, madrema uo’ scincia’ i matrimonio. Ma i me moro senza di ti. Ce ne douemo da i’subbito>>. Cenarono nascosti in una capanna a Suso con un boccone di pane e tanti baci. Luigi fece avvisare i familiari di Antonia perché non si preoccupassero. All’inizio si accamparono in una capannuccia, aggiustando un angolo col fuoco. Si sposarono però poco tempo dopo e andarono a vivere con Angeluccia.

La giovane sposa si faceva amare. Lavorava in casa, buona e paziente. Ogni giorno col canestro di frutta in testa andava in piazza a venderlo. Consegnava tutti i soldi ad Angeluccia perché la accettasse finchè Luigi decise di comprare una casa tutta loro.

Casa e bottega. Sopra abitavano, sotto aprirono un negozio di generi alimentari col forno a legna che faceva ottimi incassi. In quel periodo tutti cuocevano il pane al vapoforno. Antonia invece a legna col metodo antico. Aveva tanti clienti che apprezzavano il suo pane, i dolci, la pizza, la pizza d’uova, la zuppa inglese ripiena di crema e cioccolata. La vita offrì agli sposi il dono dei figli: nel 1948 nacque Flora, due anni dopo Peppe, Angela nel 1954, Renato nel 1959, Alberto nel 1963. Poi nel 1972, quando Antonia e Luigi non ci pensavano più, nacque Anna.

Vissero anni d’amore e di lavoro. Tutta la famiglia collaborava. Poi i figli maggiori rilevano il forno e Antonia potè riposare.

Oggi è vecchietta. Ha mantenuto il fisico minuto e la mente illuminata. Ama la vita e il suo paese. Vedova, è accolta con gioia a turno dai figli con i quali trascorre giorni sereni.

(Visited 17 times, 1 visits today)

Articoli correlati

Condividi

Autore dell'articolo

Lucia Fusco