Racconti — 28 Maggio 2019

Suso – Cesarina aveva misurato il quadrato della terra dove sorgevano il suo scendì e le due case dei figli. Non avendo altri strumenti aveva usato lo zinale nero per misurare lunghezze ed angoli. Indossava il lutto dal 1957 da quando sua figlia, Iole, con la nipote di otto anni, Luisa, era partita per il Belgio, seguendo il marito Mario e la sua fortuna. Mario era un uomo, simpatico e amorevole; senza lavoro, nel 1953 era dovuto emigrare. Lavorava in miniera e scriveva a Iole pregandola di restare a casa, la invitava a non seguirlo in quella terra grigia e polverosa, le raccontava di una vita dura e grama, di un lavoro terribile sotto terra che li gettava nella paura e nello sconforto ogni volta si scendeva con l’ascensore. Sembrava che la terra li mangiasse, le diceva di facce pulite che partivano e tornavano sporche, di gente che parlava lingue incomprensibili e appena agl’italiani. Ma, passato qualche anno, dopo una breve visita di Mario, quando Iole si rese conto di essere di nuovo incinta non sentì ragioni. Preparò i documenti, mise da parte qualche soldo, un po’ di panni e il cibo per raggiungerlo. Una mattina i parenti la accompagnarono alla Crocetta, col mulo, per aspettare la corriera che l’avrebbe portata a Velletri, al treno, fino a Liegi. Anche i suoceri andarono col cuore sotto le scarpe. Anche Filomena, parente e vicina, era presente, le aveva abbracciate e benedette col segno della Croce sulla fronte. Il fratello Antonio le accompagnò fino a Milano per alleviare la fatica e la solitudine del viaggio. Quando il pullman partì le prime luci albeggiavano. Le due madri, che avevano tenuto un contegno pacato, si strinsero e iniziarono a piangere. Tutti si abbracciarono e rimasero così insieme lunghi minuti, finché ricacciarono indietro tristezza e rabbia e tornarono a casa. Iole nascose le lacrime a Luisa.

Ne’ alla Foresta dai suoceri, ne’ ai Colli dalla mamma Cesarina, in casa non c’erano acqua e luce. Nella nuova casa a Liegi fu una sorpresa per la piccola Luisa trovare l’interruttore, l’acqua era vicina, non c’era bisogno di raggiungere la fonte lontana, come a Suso. La casa piacque loro. Iole trovò lavoro nell’ufficio della miniera. Pochi mesi dopo nacque Costanzo, in ospedale a Liegi. Mario, padre scherzoso e amoroso, affettuoso con Luisa: “Moiamo a uede’ i fratellino che avemo comprato”. A Luisa il bimbo piacque, lungo, bianco e rosso, una testa di capelli neri. Il bambino della vicina di letto invece era piccolo, pallido e deboluccio: “Papa’ perché gl’hao capato così bruttareglio? I’ nostro è più beglio”. I due susaroli guadagnavano ogni soldo con fatica e dolore. Scriveva alla mamma del lavoro, dei figlioli, della durezza della vita in Belgio dove gl’italiani non erano apprezzati e vivevano vicini ai luoghi di lavoro. Luisa e Costanzo parlavano bene il francese, amavano la scuola, si volevano bene ed erano contenti della loro vita semplice e serena. Per gli adulti c’era la scuola serale ma i due susaroli erano così stanchi che crollavano perciò non la frequentarono, rinunciando a parlare poche parole“stragnere”. La famigliola teneva un’amicizia con una coppia di Perugia, destinata a durare una vita. Un giorno, dopo otto anni di “lutto”, in una lettera che sembrò un miracolo, Cesarina lesse che sarebbero tornati in Italia. Costanzo e Luisa erano grandi e parlavano francese. Era ora di tornare a casa! Temevano che i figli si appassionassero troppo al Belgio e perdessero le radici, così volevano tornare a Suso. Cesarina chiamò subito la famiglia, misurò la terra e segnò il punto dove avrebbero costruito la terza casa per Iole e Mario. Gli anziani genitori li volevano tutti insieme.

Furono tutti felici. Luisa e Costanzo dimenticarono il francese. Tutta la famiglia si adoperò per costruire la casa. Andavano d’accordo e si volevano bene. Accendevano un solo fuoco, a turno, e mangiavano insieme. Ognuna portava la sua pentola, la sistemava sul focolare e dividevano insieme la tavola, tutti i giorni. Gli uomini lavoravano la campagna. Gli anziani nonni vissero anni sereni e felici prima di spegnersi, accuditi da figlia e nuore.

Molti di loro hanno lasciato la vita come le foglie quando sono stanche. Iole se n’è andata via qualche giorno fa, novantenne. Ha avuto soddisfazioni, sposato i figli, laureato Costanzo, accudito i genitori, cullato nipoti, goduto della sua casa stretta tra i due fratelli, l’affetto allegro di Mario. La vita però le ha trafitto il cuore con una spada crudele, strappandole Costanzo, figlio amato e stimato, nel fiore degli anni e della forza. Mario si ammalò di dolore e si è spento pian piano. Iole lo ha aiutato, resistito e combattuto accanto alle persone care. Ora ogni suo dolore è risolto, resta l’esempio e la testimonianza di un’esistenza vissuta con coraggio, resilienza e valore.

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Lucia Fusco