Cultura Lepini — 03 marzo 2012
Storia di un viaggio archeologico in bici

L’inglese Thomas Ashby a cavallo del secolo scorso ha fotografato i Lepini scoprendone le meraviglie

La documentazione cartografica e fotografica prodotta da Ashby in questi anni, contribuì non poco anche agli studi sulle origini delle mura poligonali, tema molto sentito tra gli archeologi

Sul finire dell’Ottocento un giovane studioso inglese, in sella alla sua bicicletta, percorreva i Monti Lepini guidato da una carta dell’Istituto Geografico Militare e munito della sua inseparabile macchina fotografica. Thomas Ashby sarà il primo allievo della British School at Rome per poi diventare uno stimato archeologo e topografo. Giunto a Roma, aveva cominciato il suo personale tour nel 1891 quando, diciassettenne, seguendo i dati studiati nelle fonti antiche, attraversa la campagna romana seguendo l’antica via Appia che collegava Roma a Brindisi. L’impresa gli fornirà il materiale per la sua opera Topography of Campagna Romana edita nel 1902. Le varie tappe del viaggio includono anche l’area delle paludi pontine da dove salirà sui Monti Lepini. Egli percorre quei territori poco accoglienti e impervi con il preciso intento di documentarne le caratteristiche topografiche, ma anche di rintracciare i segni, più o meno evidenti, della sua storia. Le carte che gli fanno da guida per il percorso diventano anche pagine del suo “diario di viaggio” dove annota le proprie osservazioni sui territori e le località percorse; la macchina fotografica non gli serve solo per catturare e ricordare quei momenti e quei luoghi: Ashby, infatti, la usa come una vera e propria “fonte di verità” per testimoniare quanto da lui osservato dal vivo. Fotografare il profilo di un paesaggio, le vestigia di un monumento, o le tracce di un’antica strada vuol dire per lui produrre un documento tangibile utile a testimoniare la realtà. I monumenti antichi, le strade, gli ambienti immortalati non sono semplici elementi decorativi in un paesaggio, ma ognuno di essi costituisce un oggetto di studio, una testimonianza del passato nel presente, utile a comprendere il territorio, la storia antica, i materiali e le tecniche usate. La documentazione cartografica e fotografica prodotta da Ashby in questi anni, contribuì non poco anche agli studi sulle origini delle mura poligonali, tema molto sentito tra gli archeologi del tempo. Infatti, molti degli scatti dello studioso hanno come oggetto proprio queste particolari costruzioni i cui enormi blocchi calcarei caratterizzano le località lepine di Norba, Cori, Sezze, Segni, ma anche la vicina San Felice Circeo e il frusinate. Le foto attestano lo stato di conservazione delle vestigia osservate, contribuendo allo studio della tecnica poligonale: le diverse “maniere”, i vari impieghi (nelle cinte murarie, delle torri, nei podi templari). Studio dell’antichità, analisi del territorio, analisi tecnica dei monumenti, ma anche amore per il territorio, curiosità e tanta volontà di raccontare con immagini natura, persone e monumenti quali espressione della realtà vissuta, testimonianza del tempo trascorso e strumento di lettura e studio per il futuro.

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Autore dell'articolo

Beatrice Cappelletti
Beatrice Cappelletti