Attualità Sezze — 22 luglio 2015
Titta e quei 40 anni in consiglio comunale

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Giovan Battista Giorgi è una di quelle persone che a Sezze conoscono tutti. Non ricordo una cerimonia ufficiale, una sagra o un evento importante in cui, per un motivo o per un altro, non venisse menzionato il suo nome.

Nato nel centro storico di Sezze, figlio unico di Ottavio Giorgi e Quintina Marchetti, Giovan Battista che tutti chiamano Titta, inizia giovanissimo a lavorare come fabbro nella bottega del padre. Ben presto affianca al duro lavoro una sempre più assidua partecipazione alla vita sportiva e, soprattutto, politica del paese. Sul finire degli anni ’60 è tra i soci fondatori della Vis Sezze. Il 1970 è l’anno del suo tesseramento al Partito Comunista Italiano. Seguono anni molto impegnativi durante i quali diviene reggente segretario prima e consigliere comunale poi. Sarebbe difficile elencare le tante cariche che ha ricoperto negli anni, sia nell’ambito comunale che regionale, non ultima, quella di Presidente dell’azienda Astral dal 2005 al 2011.

Quest’anno ricorre per lui un anniversario importante: una carriera ininterrotta di ben quarant’anni quale consigliere comunale. E’ stato proprio questo evento che mi ha spinto, inizialmente, a intervistarlo. Volevo conoscere meglio questo signore che tanto ha fatto per Sezze e capire cosa avesse di così particolare da farlo restare, per tanto tempo, sempre al centro dell’attenzione. Ammetto di aver avuto qualche perplessità prima di scrivere l’articolo. Non mi occupo di politica e non m’interessava descrivere Titta quale esponente di partito, con annessi facili risvolti retorici. M’interessava parlare con lui e cogliere, per quanto possibile, qualche elemento che mi aiutasse, in poche righe, a descrivere l’uomo prima ancora che il personaggio.

Quando l’ho chiamato, è stato ben disposto a incontrarmi. Devo dire che la cosa che più mi ha colpito è stata la sua umiltà. Mi ha parlato del lavoro di fabbro ma anche dei tanti personaggi importanti che ha avuto modo di conoscere. Per tutti conserva un ricordo, un aneddoto, una battuta e lo fa senza mai vantarsi o compiacersi delle sue amicizie, come se fosse la cosa più normale di questo mondo. Mi ha impressionato vederlo così cordiale con chiunque incontrasse, con un modo di fare, a mio avviso, non scontato solo perché uomo politico: sempre garbato e disponibile a elargire una parola di conforto, un consiglio quasi fosse per tutti un padre, un punto di riferimento. La sua esperienza, d’altronde, è legata ad una lunga carriera politica che, iniziata quasi per caso come mi ha raccontato, l’ha portato a vivere situazioni e problematiche tanto diverse in un’Italia in continuo divenire.

Un uomo semplice, inteso nella migliore delle accezioni, che ha saputo stare con gli operai come con i vertici istituzionali, mantenendo sempre rigore e attaccamento ai propri valori.

Ringrazio Titta per avermi concesso un po’ del suo tempo dandomi così l’occasione di parlare di un uomo d’altri tempi che ha consacrato la sua vita a un paese che ama e alla sua gente considerandola, con annessi e connessi, un po’ come la sua famiglia.

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Autore dell'articolo

Daniela De Angelis