Attualità Cori — 02 maggio 2018
Una stagione di innovazione e solidarietà a Cori

Un continuo fermento a Cori, ma questa volta non del vino. L’amministrazione di Cori è protagonista di due iniziative che pongono le basi per nuove progettualità e sinergie locali. Da un lato, è stata aggiudicataria, prima del Lazio, dei fondi di promozione della cittadinanza europea messi a disposizione dall’ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Lazio per il progetto “Keep Calm and Open Europe”. Il progetto si è focalizzato sull’educazione digitale per i bambini con tecniche innovative. Il progetto è stato affidato all’associazione Futuro Digitale, Informagiovani del Comune di Cori, che ha svolto nelle giornate del 2, 6, 18, 21 e 23 marzo attività di animazione nelle classi dell’Istituto Comprensivo Cesare Chiominto sul coding, il pensiero computazionale e su cosa significa essere europei. Cosa significa? Apprendimento delle basi della logica, dell’analisi delle strategie, imparando mediante semplici compiti e duellando come robot, mentre si impara il dialogo e la tolleranza.
Proprio a proposito di tolleranza, l’amministrazione di Cori ha promosso un coordinamento tra associazioni, cooperative ed altri attori, collettivi e individuali, al fine di costruire basi di dialogo e sinergia rispetto all’argomento migranti. Basti pensare la presenza a Cori di quattro centri CAS, uno SPRAR e due case famiglia ha portato l’energia di quasi 100 storie da vari paesi nel mondo, aggiungendo poi la presenza stabile di circa 40 nazionalità che hanno adottato l’energica cittadina da ormai più di 20 anni. Un lavoro che sta dando frutti importanti, tra cui la preparazione di progettazione integrata e studio approfondito dei bisogni. L’8 marzo, inoltre, sono state coinvolte le donne richiedenti asilo del centro “La Casa del Sole” presso la biblioteca Elio Filippo Accrocca in collaborazione con le associazioni culturali “Arcadia”, “Toponomastica Femminile” e “Chi Dice Donna”.
Lo stesso Informagiovani Futuro Digitale è coinvolto nell’attività educativa relativa ad un progetto di formazione e scambio di buone pratiche sulle competenze digitali su operatori legati a minoranze e migranti chiamato “We are one (Altogether better)”, a sottolineare che lo stare insieme, lo scambiare le esperienze porta ad un vero arricchimento. Il corso si focalizza su strumenti digitali base, dai social network, a come orientarsi nel mondo del lavoro, a come scrivere un cv.
La sicurezza è innanzitutto un lavoro fatto insieme, perché, senza lavoro di comunità e sensibilizzazione, è difficile trovare la strada dell’integrazione. È importante pensare che porte aperte significhino lavoro professionale, inclusivo, e soprattutto mettere in moto tutte quelle energie fattive del territorio che andrebbero perse, e che invece i fondi statali hanno risvegliato, creando nuove opportunità.
La fermentazione è lenta, e come ogni operazione fatta con cura, porterà sicuramente a dell’ottimo vino giovane.

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Autore dell'articolo

Marco De Cave