Miti e Leggende — 30 Aprile 2019
Valhalla, il Paradiso dei Guerrieri

Il sogno di una morte vinta, sconfitta da un’immortalità conquistata con il proprio coraggio, è alla base della concezione nordica del Valhalla, “dimora degli uccisi”. Mitico paradiso destinato ai guerrieri morti gloriosamente in battaglia, enfatizzato nelle opere wagneriane sino alla trasfigurazione, il Valhalla riassume ed esemplifica spazialmente molte ideologie arcaiche, in primo luogo quelle delle culture venatorie. Alcuni studiosi ritengono che il Colosseo romano sia stato il referente storico al quale si sono rifatti i nordici nel disegnare il tetro edificio che ospita gli einheriar, i “campioni”. Il pensiero di ogni guerriero nell’attimo prima di indossare le armi e prepararsi alla battaglia era dedicato al Valhalla. Ognuno scacciava la paura della morte, che aggrediva anche il più prode dei guerrieri, pensando al maestoso edificio che si stagliava, luminoso ed inaccessibile, lassù nel cielo, in mezzo alle dimore degli dèi, in Asgardh. Le travi che sostenevano l’immenso palazzo erano fatte con le lance acuminate dei più temerari guerrieri; il tetto poi era ricoperto di rilucenti scudi d’oro, finemente istoriati con scene di guerra; gli arredi interni erano fatti con le vesti dei soldati che fino all’ultimo respiro si erano battuti, sprezzanti del pericolo, in guerra. Ma solo i guerrieri più valorosi, gli einheriar, i “campioni”, potevano oltrepassare una delle 540 porte del Valhalla, porte grandiose: da ognuna di essa potevano passare ben ottocento guerrieri allineati spalla a spalla. E proprio presso una di queste entrate si poteva assistere allo spettacolo offerto da un abilissimo giocoliere, capace di lanciare in aria ben sette spade d’oro massiccio, affilate come rasoi, e poi riprenderle al volo. La porta principale, però, quella destinata ai guerrieri scelti da Odino stesso e da lui presidiata, si trovava ad occidente: è il Valgrind, un maestoso cancello chiuso ermeticamente con una formula magica. Prima di varcare il Valgrind, i meritevoli trapassati dovevano guadare a nuoto il fiume Thund, attraversato da correnti insidiose e i cui flutti, infrangendosi su rocce taglienti, rimbombavano cupamente tutt’intorno. Il cancello, poi, era sorvegliato da un lupo famelico, emblema della ferocia guerresca, e da un’aquila, possente signora dei rapaci, i volatili guerrieri per eccellenza. All’interno del palazzo a loro destinato, i “campioni” trovavano un grandissimo cortile in grado di accogliere la moltitudine di morti prodotti dalle innumerevoli guerre scoppiate dall’inizio dei tempi. Nel cortile avevano luogo quotidianamente dei combattimenti tra dei veri e propri zombies (tali sono infatti gli einheriar) che ovviamente erano immuni da ogni ferita. Inoltre i campioni si allenavano improvvisando giostre cavalleresche, per prepararsi alla suprema ed ultima battaglia che avrà luogo alla fine dei tempi, quando, insieme ad Odino, saranno chiamati a combattere contro gli oscuri abitanti di Muspellheim. Altri personaggi essenziali del Valhalla erano le Valchirie, “coloro che scelgono gli uccisi in battaglia”. Semidivinità femminili, armate di scudo e di lancia, invulnerabili ed immortali, le Valchirie cavalcavano nell’aria, durante le battaglie, sempre al fianco di Odino, pronte a raccogliere gli spiriti degli eroici combattenti. Nel Valhalla, però, le straordinarie amazzoni erano le coppiere dei campioni, ai quali portavano coppe ricolme di spumeggiante birra. Le strenue servitrici dei protetti di Odino, e che occasionalmente erano anche loro amanti, avevano dei nomi che richiamavano lo spirito guerriero. Così c’era Urist, “colei che fa tremare”; Skdguì, “furente”; Hild, “guerriera”; Randgrindhr, “portatrice di scudi”; Geirahodh, “battaglia di lance”; Herfjótur, “vincolo delle schiere”; Gdìl, “rumorosa”.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova