Verde&Natura — 09 settembre 2015
Verbena, pianta magica e dell’amore

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Questo mese viene dedicato alla pianta denominata Verbena o “Verbena officinalis”, ma volgarmente viene conosciuta con “Erba sacra”, “Erba croce”, “Scacciamalinconia” e “Erba ferro”. Essa fa parte della famiglia delle Verbenacee, è una pianta erbacea infestante, molto comune, che può raggiungere i cinquanta o sessanta centimetri di altezza. Essa possiede un fusto eretto, quasi privo di foglie, i suoi fiori sono piccoli, raccolti in pannocchia, molto profumati e il colore può variare dal rosa al lilla, e talvolta sono bianchi. In genere la Verbena è comune in quasi tutta Europa, anche in gran parte dell’Asia e dell’Africa, quasi cosmopolita, dato che si è naturalizzata nell’America del Nord. Sulle Alpi arriva ai 1500 m di quota. Ha un habitat molto vario, difatti cresce spontanea in tutti Italia tra i ruderi, nei prati, nei boschi e lungo le strade di campagna. L’etimologia del suo nome latino “Verbenaca” e “Verbenae” deriva da un’antichissima radice indoeuropea da cui proviene anche il greco “Rhabdos” ossia verga, o più precisamente bacchetta magica. I Greci la chiamavano “Hiera botane”, l’erba sacra, e le attribuivano dei soprannomi pomposi: “Lacrime di Iside”, “Sangue di Mercurio”, “Erba di Ercole”. Nell’Antica Roma, gli steli fioriti della Verbena venivano raccolti in un luogo sacro del Campidoglio, a Roma, e con essi s’incoronavano i sacerdoti facenti parte del collegio dei “Fetiales” incaricati di esaminare le cause dei conflitti tra Roma e gli altri popoli. In tempi molto remoti, la Verbena era consacrata a Venere, “Venus Victrix”, incoronata di Verbena e mirto, veniva utilizzata nella preparazione dei filtri d’amore. Le venivano attribuite virtù afrodisiache e la capacità di ravvivare amori affievoliti da tempo e la chiamavano, per questo, “Herba Veneris”. Più recentemente, gli Antichi Romani, la consideravano sacra a Giove e ne adornavano gli altari. In Gallia, la Verbena, in celtico “Ferfaen”, dava l’ispirazione divina ai bardi che per cantare si incoronavano con le sue foglie. Anche i Celti la consideravano sacra, infatti i druidi pare la utilizzassero per lavare gli altari e sotto forma di infuso insieme alla menta, prima della celebrazione dei riti e della divinazione del futuro.  In Bretagna, dove viene chiamata “Louzaouenn ar groaz”, «Erba della croce», si crede che difenda chi la porta da ogni maleficio. Gli antichi guerrieri germani la chiamavano “Erba di ferro” ed attribuivano a questa pianticella la capacità di allontanare gli influssi negativi; cospargevano le loro spade con il suo succo, come protezione dagli spiriti maligni. Nella mitologia egiziana la pianticella della Verbena era dedica ad Iside, poiché era nata dalle lacrime della Dea, che, affranta, piangeva la morte di suo marito Osiride. Riguardo gli usi magici, la Verbena è efficacissima nei rituali d’amore e di riavvicinamento. Un’altra sua importante caratteristica è quella di agire sulla volontà allontanando la malinconia e l’angoscia. Essa è anche molto potente nell’allontanare la stanchezza esistenziale, per far tornare la volontà di vivere e per favorire l’insorgere di nuove idee e progetti. Alcune foglie di Verbena portate indosso favoriscono la serenità e la pace interiore. La Verbena è uno dei fiori di Bach. “Vervain” (Verbena) è utile in caso di entusiasmo e zelo eccessivi, eccesso di attivismo, iperattività stressante fino all’esaurimento delle proprie forze.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova