Racconti — 18 ottobre 2017
Viva Sant’Antonio!

Aprile 1959 – Sezze – <<Commare Pierina, te devo propeta da ringrazzia’. Sete fatto ‘na bella catenina al comparello vostro!>> <<Commare Maria, tu e il compare Armigno meritate chesso e atro! Addò la trovo n’atra bbona accom’a ti?>>

S’erano subito piaciute. Pierina era l‘allieva e Maria una maglierista valente. L’aveva messa alla macchina il primo giorno, intuendo in quella giovane ragazza serietà, talento e bravura. Pierina la ricompensava con rispetto, impegno e dedizione. Gli sposi, poverissimi, erano grandi lavoratori e non riposavano mai, dormivano su un lettuccio nel laboratorio, in uno spazio diviso da una coperta appesa ad un filo, risparmiando ogni “bocco” per il futuro. Ogni giorno Maria preparava un pasto caldo per le giovani maglieriste che lavoravano da lei. Il piccolo Pino viveva tra loro: ricciolino, capriccioso e sveglio, era l’orgoglio e la disperazione di Maria per le marachelle che combinava a casa e per il vicolo.

Antonio, detto Tonino, era nato settimino, in un marzo piovoso e freddo. Minuscolo e delicato come un gattino, ma bellissimo. Pierina e il suo fidanzato “romano”, Antonio detto Tonino, furono scelti come compari di battesimo, imposto a pochi giorni dalla nascita, come si usava a quel tempo.

<<Compare Toni’, i mammoccio ha rinnovato i nome teo, se non ti dispiace ‘sta bella catenina pe mmo’ la porta agli collo i comparello teo! Deve cresce e diventà tosto. Poi, appena posso la catenina la porto a Padova, aglio Santo, perché ci deue penza isso a sta creatura nostra! Me lo deve fa’ diventà beglio, sano e forte accome a ti!. Si d’accordo, compa’? Mica te dispiace… >>

<<Sono d’accordo, anche noi siamo devoti a Sant’Antonio e quando ci sposeremo andremo a Venezia e poi a Padova, per ringraziare il Santo per tanta Grazia di Dio, comma’. Stiamo allegri, tu hai salute, amore e allegria, vedrai che sto’ regazzino diventa grande! So’ contento che porti la catenina al Santo. Vedrai che lo proteggerà!>> Sant’Antonio li ascoltò perché il mammoccetto in pochi anni divenne un bel ragazzo, amante dello sport, delle moto, della vita. Entrambi i fratelli facevano disperare i genitori per la loro esuberanza e lei li continuava a raccomandare a Sant’Antonio!

Il primo agosto 1980 Maria si ricordò ad un tratto della promessa a Sant’Antonio. Lei ed Erminio avevano chiuso il negozio in centro per qualche giorno, erano pronti per andare a Suso a riposare un po’. <<Armi’ i vango a Padova. C’ho promisso agli Santo che ci portaua la catenina di Tonino degli battezzo. Vango, faccio i comanno e ritorno. Statte tranquillo. Pensa tu alle anziane nostre, stacce uicino perché esse t’eo bisogno di ti. Addomani sera aristongo a casa>>

Fece un biglietto di prima classe. Ormai era una signora e se lo poteva permettere. Viaggiò sul treno come una regina, e andò ad incontrare il Santo profumata ed elegante. Era la prima volta che si trovava  a Padova, prese un tassì e scese davanti alla Basilica alle sette del mattino. Si guardò intorno: che piazza bellissima! Il Santo dentro l’aspettava: <<Sant’Antogno bono meo! Grazie pe’ avemme salvato Tonino, anzi Antonio! Mo’ aiutalo ancora, facce venì i Giudizzio e facce trova’ ‘na bona e bella fidanzata, proteggi puro i frato perché i figli me’ so’ bravi e bboni ma ‘na cica scapestrati! Famme diventà nonna… grazie… Sant’Anto’!!!>> Consegnò la catenina di Tonino perché venisse posta sulla statua già riccamente ingioiellata del Santo. Soddisfatta e contenta si confessò, ascoltò la messa, fece la comunione. Uscì dalla Basilica camminando all’indietro e mandando baci al Santo.

Tornò alla stazione alle 9 e mezzo. Il treno partiva mezz’ora dopo. Pensò di fermarsi in un negozietto per comprare un ricordino per la suocera, per la mamma, per i compari di Tonino, sempre presenti e affezionati al loro figlioccio. Perse il treno. Ne sarebbe partito un altro solo nel tardo pomeriggio… <<Oddio, e mo’ come faccio?>>. Non poteva avvertire Erminio che era in campagna con mamma e suocera, senza telefono. Mentre cercava la sala d’attesa crucciandosi per il tempo perso e per la preoccupazione che avrebbe arrecato al marito, sentì dall’altoparlante una voce che avvisava che le partenze dei treni per quel giorno sarebbero state sospese a causa di un attentato terribile, di una bomba esplosa alla stazione di Bologna che aveva arrecato grossi danni a cose e persone, proprio pochi minuti prima. Tutta l’Italia era ferita! Maria si trovò con le lacrime agli occhi.

Maria meditò che le persone sul treno che lei aveva perso erano bloccate sul convoglio… pensò alla preoccupazione dei suoi familiari, le notizie dall’altoparlante erano gravissime. Presa dall’angoscia, chiamò la stazione dei Carabinieri di Sezze, il Maresciallo era un caro amico: <<Marascià, so’ Maria. So’ uenuta a Padova pe’ porta’ la catenina de figlimo Tonino agli Santo. Pe’ ffavore uai da Armigno a Suso perché alloco non pozzo telefona’ e dicci ca sto bbene, so’ perzo i treno. Dicci ca a me nun ha suceso gnente e appena riparte i treno uengo a Suso>>

Il Maresciallo trovò Erminio in giardino che badava alle due vecchiette piangenti. Alcune vicine di casa mandavano strilli al Cielo: <<Ohio, cetto! Cetto, ohio!>>. Quando videro avvicinare la camionetta dei Carabinieri gli strilli e le lacrime si moltiplicarono. Il Maresciallo scese allora ridendo a squarciagola! <<Maria sta bene! Ha perzo i treno! ‘N c’ha suceso gnente! Addomani radduce adecco cu nune!>>

Tornò la pace e il sorriso: <<Grazie Sant’Antogno! Viva Sant’Antogno! Non solo m’ha saluato ‘no figlio, m’ha saluato pure Maria!!! E’ propeta ‘nu Santo amico! So’ sicuro che non ci farà mai mancare le Grazzie!>> e così Erminio offrì un bicchiere di vinello fresco a tutti alla salute del Santo, di Tonino e di Maria.

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Autore dell'articolo

Lucia Fusco